Regione, approvata mozione su crisi del distretto Civita Castellana

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Riconoscere subito lo stato di crisi del Distretto industriale di Civita Castellana. È questa la richiesta del Consiglio regionale del Lazio che ha approvato all’unanimità la mozione n. 256, presentata dai consiglieri Ivano Peduzzi (Fds), Rodolfo Gigli (Udc), Giuseppe Parroncini (Pd) e Francesco Battistoni (Pdl). “Il Consiglio regionale del Lazio – si legge nel testo – sostiene la richiesta del Consiglio comunale di Civita Castellana e del Consiglio provinciale di Viterbo al Governo e alla Conferenza Stato-Regioni, per la convocazione di un tavolo con le parti sociali e gli enti locali al fine di formalizzare e decidere, come previsto dalla legge, il riconoscimento dello stato di crisi del Distretto industriale di Civita Castellana, al fine di favorire l’accesso a finanziamenti agevolati per le imprese ed il prepensionamento de ceramisti più anziani, nonché per poter usufruire di tutti gli aiuti previsti dalle normative vigenti”. La mozione, inoltre, impegna la presidente della Regione, Renata Polverini, a farsi promotrice della convocazione del tavolo con le parti sociali e gli enti locali presso il Governo e nella Conferenza Stato-Regioni “e – si legge nel testo – a riferire in Consiglio regionale, entro trenta giorni dall’approvazione della presente, sulle iniziative adottate e sugli esiti della richiesta”.

La crisi della ceramica del Distretto industriale di Civita Castellana, secondo i firmatari della mozione, dura ormai da più di dodici anni. Su 3.145 addetti, nel 2010 ben 2.087 hanno usufruito della cassa integrazione. “La prima crisi – si legge nelle premesse del provvedimento – ha interessato il comparto delle ceramiche delle stoviglierie domestiche, causando la perdita occupazionale di 1.800 posti di lavoro con la chiusura di 30 aziende. Nella metà del 2008 è iniziata la crisi delle aziende del comparto degli articoli igienico sanitari, che aveva rappresentato nei 9 anni della crisi delle stoviglierie, l’unico sbocco occupazionale per gli operai espulsi”.