I “draghi ribelli” tornano in piazza

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Occupiamo il Tesoro per chiarire di chi sono le responsabilità della crisi. Dei governi liberisti, delle istituzioni globali, degli istituti finanziari e delle multinazionali». Tornano in piazza i Draghi Ribelli, appuntamento l'11 novembre per un grande presidio davanti al ministero dell'economia «per ribadire il diritto a manifestare» e «il rifiuto del protocollo di Alemanno» riguardo ai cortei.

«L'Fmi e la Bce non possono decidere sulle nostre vite – scrivono – è necessario un movimento di milioni di persone per un cambiamento globale, per fermare banche e governi». I draghi ribadiscono quindi le ragioni di una protesta che va oltre la situazione contingente italiana: «Anche se stiamo preparando le danze per la caduta di Berlusconi e la sua cricca – sottolineano – la nostra lotta non si fermerà perché non abbiamo governi amici – tantomeno se tecnici, commissariati o di larghe intese. Se cade il governo, se cade Tremonti, se arriva Monti o Montezemolo sarà sempre il 99% a pagare la crisi. Per questo occupiamo lo spazio di comunicazione dell’economia e della finanza e costruiamo un’altra uscita dalla crisi». Altre ricette come: «La tassazione delle rendite finanziarie, delle transazioni, dei patrimoni mobiliari e immobiliari, per far pagare la crisi a chi l’ha creata».

La  mobilitazione è frutto di un percorso maturato attraverso le assemblee che ha coinvolto,  oltre agli studenti universitari, anche «lavoratori precari, genitori – racconta Federico –  I draghi «sono animali multicefali e multiformi, in cui convivono collettivi, reti, singoli e movimenti. La mobilitazione  ha coinvolto altre città italiane come: Padova, Bologna Napoli, Milano Torino che aderiscono alla giornata dell'11. Un percorso ampio che proseguirà fino all'altra grande  grande giornata globale di mobilitazione lanciata dagli studenti: quella del 17, che avrà un taglio generazionale più marcato, con al centro i temi dell'istruzione ma sempre con uno sguardo più ampio».

Francesca D’Amico