Sant’Eugenio verso il totale declassamento

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Dopo aver subito il declassamento del Pronto soccorso da secondo a primo livello, l’ospedale S. Eugenio, sempre più abbandonato a se stesso, si sta avviando al declassamento totale come struttura sanitaria di serie B. Se da una parte il personale medico e paramedico si prodiga ogni giorno per curare e salvare vite umane, dall’altra chi deve gestire al meglio la struttura dell’ospedale dorme sonni beati. E così capita ad esempio che gli ascensori, già soggetti negli anni a guasti ripetuti, costringano i portantini a sollevare gli ammalati dal letto e portarli a braccia fino alla sala dialisi. La denuncia viene da alcuni paramedici volenterosi, ma stufi di doversi trasformare ogni giorno in barelle umane, con rischi sia per l’incolumità propria che per quella dei pazienti.

La Regione sta stringendo i cordoni della borsa e i tagli colpiscono un poco ovunque; molti ospedali sono stati chiusi, altri sono a rischio di chiusura. Il S. Eugenio, oltre ad essere famoso come centro per i grandi ustionati, può vantare diverse altre strutture di eccellenza quali il centro analisi, l’oculistica e l’urologia. Ci siamo fatti un giro per l’ospedale incontrando persone che vengono a curarsi da lontano: nell’ascensore con noi è salita un’anziana signora che si è fatta un’ora e mezzo di treno per arrivare dai confini del Lazio. Viene ogni giorno da Pontecorvo, vicino a Cassino, per trovare il marito ricoverato nel reparto urologia che sta al settimo piano. La signora ha paura di prendere l’ascensore e ci chiede se possiamo farle compagnia: «Sicuri, sennò me la faccio a piedi». «Signora sta scherzando?» le rispondiamo. «Venga su con noi». Non le diciamo nulla sul fatto che qui gli ascensori si bloccano spesso, altrimenti scapperebbe via per le scale nonostante i 70 anni suonati che si porta sul groppone.

Come abbiamo già accennato, il reparto urologia è uno dei fiori all’occhiello di questo ospedale e nonostante la mole enorme di richieste il personale medico e paramedico riesce ad abbattere in tempi lusinghieri le lunghe liste di attesa. Ne parliamo con due medici e altrettanti infermieri gentili e premurosi, con quel sorriso che non guasta mai in un ambiente come questo. Scendiamo con l’ascensore facendo i dovuti scongiuri, ma prima di andare via ci facciamo un giro al Pronto soccorso, affollatissimo come sempre. C’è gente che aspetta da ore la visita, anche perché i medici di base sono a disposizione per poche ore al giorno. A pochi chilometri dal S. Eugenio la Regione ha accreditato oltre duecento posti letto a una struttura sanitaria privata e ci chiediamo per quale motivo non si apra qui un Pronto soccorso che possa togliere l’assedio al S. Eugenio.

 Silvio Talarico