Monogruppi, il “bluff” del Consiglio regionale

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Doveva essere una rivoluzione e invece è stato solo lo scoppio ritardato di un petardo. La questione riguarda i cosiddetti monogruppi alla Pisana, ovvero quei gruppi formati da un solo consigliere con tanto di emolumento maggiorato per il capogruppo, ovvero se stesso, spese di segreteria, ufficio e relativo addetto stampa d'ordinanza. Addirittura il presidente del Consiglio Abbruzzese si era levato per denunciare i costi inutili della politica proprio a cominciare da questa questione all'ordine del giorno almeno da due legislature regionali. Ieri abbiamo appreso che il Consiglio regionale del Lazio ha approvato le modifiche che regolano le disposizioni dei gruppi, ribattezzate “monogruppi” e abbiamo gioito nel constatare che queste modifiche sono state approvate a larghissima maggioranza. Finalmente! Ma poi abbiamo sconsolatamente appreso che questa rivoluzionaria misura verrà adottata solo per quei “monogruppi” che si formeranno nel corso della legislatura. Quelli attuali vivranno e vegeteranno sino alle prossime elezioni regionali. Il fatto è che d'ora in poi sarà ben difficile che qualcuno si stacchi da altri partiti regolarmente votati per formare il suo monogruppo come è successo sin d'ora, per cui tale misura non risana un bel niente nei conti della Pisana, ma al limite costituisce un blando ammonimento a futura memoria.

Da qui al 2015 c'è ancora tempo e campa cavallo e poi le leggi si fanno e si disfano… Eppure qualche voce discorde e indignata si è pure levata ieri. Come al solito c'è quella dei radicali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo i quali denunciano che la maggioranza, ma anche l'opposizione vista l'unanimità del voto (pare su input diretto della presidente Polverini), ha cambiato improvvisamente idea. Così contrariamente a quanto annunciato urbi et orbi fino a qualche settimana fa e a quanto deliberato dalla Giunta per il Regolamento, l'assemblea ha deciso che i monogruppi nati nel corso della legislatura e fino ad oggi, debbono essere garantiti nella loro sopravvivenza. Questo significa, per i due Radicali, che la Pisana ha deciso «di stornare dai servizi per i cittadini ben 12,5 milioni di euro di tasse corrisposte dai contribuenti, per garantirsi fino alla fine della legislatura 3 voti (Fli, Per, Mpa) di singoli consiglieri eletti in altre liste» perché questo è il costo dei tre monogruppi. Ma c'è di più, proseguono i due radicali, perché tra commissioni e monogruppi «siamo a oltre 18 milioni di euro, da qui alla fine della legislatura, che prelevati dalle tasche degli italiani e ad onta degli spot televisivi della Agenzia delle Entrate (se tutti pagano le tasse ci saranno servizi pubblici per tutti) non ritorneranno  loro in servizi. Questi non sono costi della politica o della democrazia, questi sono costi della partitocrazia che in 60 anni ha portato alla bancarotta il nostro paese. E' bancarotta per distrazione, altro che default!».

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