Roma Capitale a rischio. Alemanno ora ha paura

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Alle prese con il secondo decreto per Roma Capitale che rischia di naufragare alla scadenza del 21 di questo mese, stretto dalle impellenti esigenze di cassa del Comune, assediato dalle richieste fameliche di benefici urbanistici che gli vengono da più parti e con le società capitoline ormai alla frutta, Gianni Alemanno, sindaco di Roma, si agita, trama, lancia segnali a destra e a sinistra. Proprio ieri in un evento il sindaco ha parlato del Decreto in scadenza, ammettendo il difficile momento del Comune: «Ho detto al ministro che c'è quest'urgenza. L'ho sollecitata ad approvare in prima lettura il decreto. Mi ha garantito la massima attenzione: dobbiamo cogliere l'unico consiglio dei ministri che credo ci sarà in settimana. Si tratta di una situazione molto tirata, speriamo di riuscirci e se non ci dovessimo riuscire, dovremo fare una nuova legge per una proroga ma perderemmo altro tempo e Roma non può aspettare». Schiacciato dall'inevitabile sorte che per ora lo vede unico candidato della destra alle comunali del 2013, non trova via di fuga e visibilità sufficiente per qualificarsi a livello nazionale. A meno che  qualche Procura della Repubblica non gli tolga le castagne dal fuoco concentrando le sue attenzioni su parentopoli, i punti verdi o qualche altra malefatta di regime. Il fatto è che le truppe di Alemanno sono veramente scarsine e concentrate solo sulla piazza di Roma dove i contendenti sono molti e agguerriti: da Rampelli a Renata Polverini.

La caduta di Berlusconi certamente non gli giova e se la componente aennina del Pdl si ricompatta, i vari La Russa, Gasparri, Matteoli, di Gianni non si fidano più. Troppo ondivago, imprevedibile e  inaffidabile per molti suoi camerati, addirittura infido per lo stesso Alfano che non ha digerito le affermazioni del sindaco sul declino senescente del priapico Cavaliere, esternate qualche mese fa al palazzo dei Congressi fra le standing ovation dei suoi fedelissimi. Un nemico in più oltre al Cavaliere che lo vede come il fumo negli occhi. Di questo isolamento Alemanno  soffre, lui che vorrebbe essere l'ombelico del mondo. Così il miracolato da Berlusconi come l'ha definito Daniela Santanchè, tenta l'approccio con il grande traditore, quel Gianfranco Fini che a ben vedere con quel lontano "che fai mi cacci?", ha rappresentato l'inizio della fine per il padrone di Mediaset. Eccolo Gianni che si fa fotografare accanto al Presidente della Camera in elmetto protettivo e giubbotto arancione durante la visita ai cantieri di una metro peraltro voluta ed avviata da Veltroni. Eccolo ancora aprire all'Udc sull'iniziativa per il Partito Popolare Europeo, mentre riapre  lo scrigno del suo pensiero a Repubblica. Gianni ammicca al centro, a quel Terzo Polo accreditato al 13% dei consensi. Non abbiamo dubbi che da quella sponda potrà trovare solerti appoggi anche da chi dice di essere all'opposizione, come il disponibile Smedile  o di chi crede di assicurarsi la poltrona in Consiglio buttandosi più sul centro che a destra. Ma che Cesa e Casini  sbavino per le aperture del sindaco è tutto da dubitarne. Allora c'è sempre il camerata Fini che del Terzo Polo è cofondatore, un Fini  che trattò con Alemanno sino alla fine per portarsi in Fli almeno tre deputati della sua area, ma che Gianni, uomo dalle mille incertezze, all'ultimo momento tradì, per di più cacciando via l'assessore Croppi che con Fini era passato.

Se questi sono i presupposti dalle parti del Terzo Polo non c'è molto da sperare, mentre qualche cosina si potrebbe forse schiodare appoggiandosi a Formigoni, ma quello sta in Lombardia, vive in un altro scenario e non deve quotidianamente vedersela con Rampelli, Augello, Piso e Renata Polverini sempre con i coltelli sotto il tavolo. E poi se c'è qualcuno che merita le attenzioni dell'Udc è proprio Renata, che della diaspora aennina è sempre stata ai margini. Ma Alemanno Giovanni è ambizioso, molto ambizioso e non vuole rimanere stritolato dall'esito quanto meno incerto delle comunali del 2013 e si agita, freme impaziente, quando forse sarebbe meglio seguire il detto popolare, così parafrasato per decenza: quando il nemico ti pressa da vicino non ti agitare, potresti fare il suo gioco.

Giuliano Longo

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