Prolungamento metro B: oggi il Tar si pronuncia

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Oggi il Tar del Lazio decide un ricorso che potrebbe pregiudicare il prolungamento della metro B da Rebibbia a Casal Monastero. Parliamo del ricorso con cui si chiede di annullare il provvedimento di aggiudicazione della gara d'appalto per il prolungamento della metro presentato dalla Cmb (Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi) e Acer in rappresentanza di una lista di medi costruttori allora temporaneamente associati con le cooperative nella partecipazione alla gara, contro il gruppo Vianini Lavori, Salini Costruttori e Ansaldo Sts. Messa in allerta dalla notizia del ricorso presentato oltre un mese fa, Roma metropolitane si era impegnata a congelare la stipulazione del contratto per l'affidamento dell'opera del valore di circa 560 milioni.

Una tegola per l'Amministrazione-Alemanno, perché il ricorso al Tar rischia di allungare i tempi per il nuovo tratto della metro B e provocare l'intervento della Corte dei Conti. Cmb e Acer, infatti, non chiedono solo «l'annullamento previa sospensiva del provvedimento di aggiudicazione definitiva del prolungamento della linea B» e degli atti collegati (tra i quali la delibera dell' Assemblea capitolina che «prende atto della procedura di gara»), ma anche il risarcimento dei danni pari al 10% del valore dell'appalto (in subordine si chiede il 5%): una cifra tra i 50 e i 25 milioni di euro. Il ricorso al Tar, firmato dagli avvocati Salvatore Napolitano e Michele Di Cilla ripercorre la storia di un'aggiudicazione contestata. Che le cooperative fossero sul piede di guerra fu chiaro quando già in sede di aggiudicazione provvisoria il gruppo Cmb aveva inoltrato un preavviso successivamente concretizzatosi nell'attuale ricorso.

La Cmb infatti sostiene che  l'offerta Salini risulta non conveniente, inidonea e inappropriata per l'interesse pubblico anche perché mette a disposizione del Comune poche risorse finanziarie, facendo aumentare il canone che lo stesso dovrà corrispondere e finisce per esonerare l'aggiudicatario da qualsiasi rischio economico. E sin qui nulla di straordinario, in fondo per ogni gara è logico che il concorrente escluso ricorra se ne ha motivo, ma in questo caso c'è una aggravante. Infatti qualcuno in Comune o a Roma metropolitane deve essersi accorto della originaria disparità delle due offerte, per cui durante il periodo di affidamento provvisorio alla Salini, il Comune e Roma metropolitane imposero a quest'ultima di formulare delle integrazioni alla proposta di valorizzazione immobiliare delle aree e al piano economico finanziario per garantire un "maggior favore" al Comune.

Anomalia segnalata proprio nel novembre del 2010 da Cinque Giorni. Succede allora che l'11 novembre la Salini porta il pagamento del canone di disponibilità da due a dieci anni, ancorché inferiore ai 15 proposti dalla Cmb. Inoltre si dichiara improvvisamente disponibile a offrire 100 milioni per l'acquisto area di Pietralata, che prima non gli interessava, ma a condizione ovviamente che il Comune ne disponga una variante a uso residenziale. Insomma una radicale riproposizione dell'offerta che finisce per modificare sostanzialmente l'esito di una gara che era stata vinta a condizioni differenti e forse già svantaggiose per Roma metropolitane rispetto a quelle proposte dalla Cmb. Ora la parola passa al tribunale amministrativo, mentre i lavori per il prolungamento debbono ancora iniziare.

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