Affari d’oro sull’ex velodromo

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Saranno sufficienti 21 voti, la maggioranza relativa al Consiglio capitolino, quando verrà in aula (vedi articolo in pagina), per approvare una delle più significative speculazioni edilizie dell'Eur, quella dell'ex Velodromo Olimpico raso al suolo tempo fa con cariche di esplosivo. Ma di esplosivo c'è anche la proposta di delibera così titolata "programma di interventi per la trasformazione dell'area dell'ex velodromo olimpico in variante al piano regolatore e modifica dell'accordo di programma del primo giugno 2007…". Linguaggio burocratico/amministrativo che cela la sostanza del grosso business.

Tutto ha inizio con le Olimpiadi del lontano 1960 quando l'opera viene costruita su progetto degli architetti Ligini, Ortensi e Ricci per restare inutilizzata dal '68 in poi sino al totale abbandono. Anziché ristrutturarlo la giunta Veltroni lancia il progetto della demolizione e della sua sostituzione con la "Città dell’Acqua", rendendo disponibili in cambio nuove cubature edilizie in un’area adiacente, situata dall’altra parte di viale Oceano Pacifico, al Torrino. Nel 2007 viene stipulato il relativo Accordo di Programma e nel dicembre dello stesso anno, a  seguito di procedura di evidenza pubblica, viene costituita la Newco “Aquadrome”, partecipata al 49% da Eur Spa e al 51% da Condotte Velodromo Srl. Una gara ad "evidenza pubblica" a condizioni sicuramente svantaggiose rispetto a quelle che verranno successivamente accordate come vedremo in seguito. Qualche mese dopo Eur Spa conferisce al Gruppo Condotte i compendi immobiliari interessati dall’Accordo di Programma (aree del Torrino) e  tutte le attività per l’attuazione dell'Accordo stesso.

Le due aree vengono cedute per 26 milioni pagabili a rate e verranno edificate due torri. L'operazione è molto semplice: a costruire sarà Condotte Spa, socia con Eur nel consorzio Aquadrome, ma Condotte è controllata da Eur Spa nella costruzione delle opere di Fuksas. Una sorta di scambio per terminare la famosa Nuvola che tanti grattacapi sta dando ad Alemanno. Facciamo però un passo indietro per comprendere il senso di una operazione che snatura il progetto iniziale di Veltroni. La Aquadrome viene costituita nel dicembre 2007, ma solo un anno dopo comunica al Campidoglio che il programma originario "non garantisce più quell’equilibrio economico finanziario che una società per azioni ha come proprio obiettivo istituzionale" e presenta una nuova proposta per la trasformazione dell’area dell’ex Velodromo e l’area di viale Oceano Pacifico per trovare "le coperture finanziarie necessarie alla completa attuazione del programma, in ordine alle opere pubbliche da realizzare nel quartiere Eur". In soldoni, la Aquadrome acquisisce le aree del Velodromo per realizzare il progetto iniziale, ma siccome questo non rende chiede delle modifiche sulla destinazione delle aree.

Così oggi il programma prevede interventi su una superficie di 110mila metri per 60 milioni di euro. Addio Città dell'Acqua sognata da Veltroni. Spianata l’area, Eur Spa mira a progetti di sviluppo immobiliare per case di pregio. Quattro palazzine da cinque piani sul catino dell’ex Velodromo e tre palazzi al vicino Torrino. Tutta l'operazione ha un significato politico, perché Alemanno sponsorizza una grossa operazione urbanistica che va ben oltre il Velodromo, ma riguarda tutto il futuro dell'area circostante all'Eur storica, condizionandone lo sviluppo e l'assetto urbanistico per i prossimi decenni. Metri cubi e milioni di euro, speculazione e consumo di territorio. Da sempre i binomi del potere capitolino. Il voto in Consiglio, come al solito, è pura formalità.

Giuliano Longo