Il “tradimento” di La Fortuna

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Quella che stiamo per raccontare non è una notizia di grande interesse, ma solo una storia di ordinario inciucio della casta politica capitolina, più attenta alla propria sopravvivenza che ai bisogni della città. Dovete dunque sapere che l'onorevole (perché anche i consiglieri comunali si fregiano di questo titolo al quale alcuni tengono moltissimo) l'onorevole, dicevamo, La Fortuna sabato scorso lascia trapelare su Repubblica la notizia del suo prossimo passaggio all'Italia dei Valori. Anzi per essere più precisi è proprio il segretario regionale di quel partito, Maruccio, a darne ufficialmente notizia, gongolando all'idea di poter ricostituire una propria rappresentanza e un proprio gruppo nell'aula Giulio Cesare.

Una sorta di revanche dopo che l'unico consigliere di quel partito, Gilberto Casciani, aveva costituito il gruppo "Amore per Roma" insieme all'onorevole Orsi al quale Alemanno aveva promesso mari e monti, almeno sino a quando non è incappato nelle indagini della procura di Roma. Non passano 24 ore e La Fortuna fa marcia indietro attirandosi le ire di Marruccio che lo accusa di essere peggio di Scilipoti, il traditore partorito dalla mente di Di Pietro e passato armi e bagagli con Berlusconi. Dovete sapere che l'onorevole La Fortuna non è uno qualsiasi, ma è stato presidente del Cocer che è la rappresentanza, non proprio sindacale ma quasi, dei quadri militari, per poi occuparsi anche di faccende finanziarie. Insomma un uomo legato a carabinieri e guardia di finanza che avrebbe dovuto tenere i rapporti con le forze dell'ordine per conto di Alemanno, ma che già qualche mese fa si era dissociato dal sindaco insoddisfatto delle politiche per la sicurezza di questa amministrazione. Ancora ignaro del successivo ritorno a casa del figliol prodigo, il battagliero Storace aveva subito ammonito Alemanno del fatto che con 34 consiglieri, tre in più rispetto alla maggioranza prevista, è difficile governare il Consiglio. Infatti è ormai consuetudine che in Aula venga a mancare il numero legale, talora garantito solo dal "responsabile" soccorso della minoranza. Evidentemente il sindaco non può permettersi di perdere pezzi della sua coalizione in questo momento, anzi è probabile che prima o poi troverà modo di accontentare tutti, forse anche quelli de La Destra di Storace. Soprattutto nel momento in cui si voteranno, che sia febbraio o marzo poco conta, ben 40 delibere di carattere urbanistico che fanno gola un po' a tutti e non solo ai costruttori interessati.

E poi la prospettiva del passaggio da 60 a 48 consiglieri prevista dal secondo decreto su Roma Capitale demotiva alcuni onorevoli capitolini che verranno necessariamente esclusi dal Consiglio, ancor più se venisse in mente a qualcuno, ma ne dubitiamo, di proporre un massimo di due consiliature per gli onorevoli stessi. A sentire l'incazzatissimo Marruccio pare che l'onorevole La Fortuna abbia giustificato la sua retromarcia addirittura per sms, modo sbarazzino di liquidare la faccenda. Ma per salvarsi la faccia avrebbe addotto misteriose pressioni da parte di "corpi dello Stato" i quali, con il cambio di governo, è lecito ritenere abbiano ben altro cui pensare che alla collocazione politica dell'onorevole La Fortuna. E poi, con tutti i morti ammazzati di questi mesi, lo sceriffo Alemanno è davvero in difficoltà. Se prima infatti con Maroni pareva che gli unici problemi della sicurezza capitolina fossero zingari, migranti ed accattoni, oggi, dopo il colloquio con il nuovo ministro degli interni Annna Maria Cancellieri, il sindaco scopre che il problema vero sta nel dilagare della criminalità organizzata e nella  presenza delle mafie a Roma. Meglio tardi che mai. In questa lotta senza quartiere al quale anche Gianni vuol dare il suo tardivo apporto, non potrà certo mancare il leale contributo dell'onorevole La Fortuna.

Giuliano Longo