Alemanno: «contrario alle targhe alterne, ma è legge»

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Roma, anno 2009.«Vogliamo evitare le targhe alterne. Innanzitutto perché non servono a nulla, secondo perché creano estremi disagi ai cittadini e terzo perché sono l’estrema ratio di una amministrazione che non ha nient’altro da proporre».

Non sono le parole di qualche consigliere di opposizione intento ad attaccare l’amministrazione come quotidianamente accade. Si tratta del ragionamento dell’attuale sindaco di Roma che nel 2009 attaccava la Giunta precedente prendendo spunto dalle misure antismog.

Roma, anno 2011. «Siamo sempre stati critici con le targhe alterne e lo siamo tutt’ora». Anche questa volta non si tratta di una frase che arriva da qualche consigliere di opposizione in Campidoglio ma sempre da Gianni Alemanno.

Strade di Roma 2011. Oggi e domani sono previste le targhe alterne in città. Meno auto per le strade dalla Capitale sperando che ci sia anche meno smog, anche se molti hanno dubbi che questo accadrà.

Come giustifica il sindaco contrario alle targhe alterne a capo di una Giunta che questo provvedimento lo ha appena approvato?

«Purtroppo le condizioni climatiche lo impongono: a differenza degli altri anni in cui pioveva di più, quest'anno la situazione è peggiorata. Non possiamo che prenderne atto: si tratta di un obbligo di legge al quale l'assessore Visconti ha dovuto ottemperare ma sono solo una misura tampone».

Siamo felici che nelle parole, a due anni di distanza, ci possiamo leggere la coerenza del grande leader politico, ma tale coerenza cozza con i fatti.

Soluzione? Alemanno attende l’aiutino dall’alto. «Abbiamo – ha aggiunto – la fortuna che il ministro dell'Ambiente Clini è anche presidente del nostro comitato tecnico-scientifico per i problemi ambientali. Proprio con lui cerchiamo di ragionare per un piano integrato per incidere strutturalmente sulle cause dell'inquinamento». Ecco, non gli rimane che attendere l’aiuto dall’alto sperando che questo Governo lo salvi ancora una volta come è già accaduto con il decreto su Roma Capitale, quando Monti riuscì ad ottenere in pochi giorni quello che il sindaco non era riuscito in più di 3 anni.