Minzolini rinviato giudizio: \”Vogliono farmi fuori, Masi un pusillanime\”

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Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, sarà processato per peculato in relazione alle ingenti spese ingiustificate di circa 68 mila euro, effettuate con la carta di credito aziendale della Rai. Il processo inizierà l'8 marzo prossimo davanti alla VI sezione del tribunale penale collegiale di Roma.

Nel giudizio, la società di viale Mazzini non si è costituta parte civile, facendo sapere tramite il suo legale che considera esauriente la documentazione presentata da Minzolini e che, comunque, il giornalista ha restituito l'intera cifra. Al direttore Minzolini si contesta di aver sforato in 14 mesi il budget a sua disposizione. Secondo Repubblica, con la carta di credito aziendale affidatagli, Minzolini, da settembre del 2009 a settembre del 2010, avrebbe speso oltre 5mila euro al mese “tra pranzi, hotel di lusso e weekend di lavoro (Positano, Santa Margherita Ligure, Saturnia)”. Sempre secondo il quotidiano di Largo Fochetti, inoltre, il direttore in 14 mesi avrebbe "effettuato 129 giorni lavorativi in trasferta", su 56 trasferte (Istanbul, Londra, Marrakech, Cannes, Praga) solo in 11 verrebbe «indicato lo scopo della missione»”. Malgrado la somma alla fine sia stata restituita, permane, a detta della procura, il reato delle spese fuori budget e senza giustificato motivo.

Per il direttore del primo telegiornale della Rai, “l'accusa si concentra su una serie di pranzi per i quali io non avrei presentato i giustificativi. Il fatto di non indicare per chi come me riveste il ruolo di direttore del Tg1 il nome del commensale invitato è una prassi che vige dal 2003 e che mai era stata contestata”. “Volevano farmi saltare dalla direzione del Tg1 già quando c'era il voto di fiducia al Senato il 14 dicembre 2010 – ha proseguito Minzolini – Quello che non sopporto di questa vicenda è che vengono utilizzati strumenti del genere per raggiungere l'obiettivo. Questo vi dà l'idea della società di trogloditi in cui viviamo. Mauro Masi (ex dg della Rai, ndr.) in questa vicenda è stato un pusillanime, uno leggero, perché per due anni l'azienda non mi ha contestato nulla».