Luminarie, nuovi guai in vista per Alemanno

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Parliamo ancora del biancastro e discutibile cono che la Laura Rossi International aveva fatto allestire nell'ambito della illuminazione natalizia voluta dal sindaco Gianni Alemanno. Ne parliamo perché il portale di gossip Dagospia lunedì sera ci faceva sapere che lo scherzetto del cono, oggi in trasferimento altrove, e delle luminarie non solo è costato 900mila euro, ma è destinato a guai futuri poiché l'assegnazione dell'appalto è avvenuta senza la procedura di gara, come Cinque Giorni aveva segnalato già due settimane fa. Alemanno si era difeso dicendo che il Campidoglio ha investito solo 200mila euro, mentre il resto veniva da sponsor quali la Camera di Commercio e Acea.

Ma queste sono cose note, la notizia di Dagospia è che l'Acea avrebbe concluso l'indagine interna sulle sue sponsorizzazioni giunta, secondo il portale, a "conclusioni esplosive". Altro non è dato sapere e tocca affidarsi alle fonti, in genere attendibili, di Dagospia in attesa degli eventi. Quello che possiamo aggiungere noi, anche se i confronti sono sempre antipatici, è che il Comune di Milano a ottobre aveva già disponibili le offerte relative al bando, rivolto a soggetti pubblici e privati, per la sponsorizzazione delle luminarie natalizie già allestite nel capoluogo lombardo, compreso il tradizionale abete natalizio in piazza del Duomo. Ma il bello è che se a Roma il Comune di suo ci ha messo 200mila euro a Milano, invece, non ha speso proprio niente. Infatti l'investimento totale per il Natale da parte degli sponsor è stato di 210mila euro dei quali 140mila scuciti da Fondazione  Aem, A2A e Amsa. Che sarebbe stato un “Natale di austerity” Pisapia lo aveva annunciato l'estate scorsa cancellando Led, il costoso «concorso di idee per l’illuminazione» della giunta Moratti.

A ottobre l’assessore all’Arredo urbano, Pierfrancesco Maran, aveva indetto il bando (assegnato a novembre) per «trovare sponsor e illuminare le arterie del centro». Ma quest'anno il Comune, Unione del commercio, non ha contribuito alle spese: ha messo a disposizione 1.700 filari di luce, lasciando ai commercianti la spesa di installazione. La volta in Galleria Vittorio Emanuele è illuminata da Prada. In via Dante i commercianti hanno scelto «luci economiche ma gradevoli». Sul Naviglio Grande restano i tradizionali “fili di perle” pagati «con sacrificio, visto l’aumento della tassa comunale sul suolo», lamentano i commercianti. Dove la crisi sembra non esistere è in via Montenapoleone (illuminata da Matteo Thun) e in via Paolo Sarpi, dove l’impianto è lussuoso. Un po' come a Roma, dove la crisi non si avverte perché l'ha deciso il sindaco.

gl

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