Militia e la cultura del razzismo

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E' notizia di ieri che gli esponenti di Militia, nota organizzazione di estremisti di destra da non confondere con Militia Christi, sono stati arrestati dai carabinieri del Ros. In particolare Maurizio Boccacci e Stefano Schiavulli progettavano «di impiegare ordigni esplosivi per colpire i loro obiettivi» tra i quali Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma. Secondo gli inquirenti, gli arrestati agivano con l'obiettivo di «porre le basi per una "guerra rivoluzionaria"» e ricercavano alleanze con altri gruppi come "Avanguardia Lazio". Per diffondere le ideologie si avvalevano – secondo gli investigatori – della rivista bimestrale "Insurrezione" e di striscioni di odio razziale esposti in varie zone della città. La notizia (leggi la cronaca a pagina 6) di per sé non sorprende visti gli esiti ben più nefasti delle ideologie della destra più estrema culminati con il massacro di senegalesi a Firenze perpetrato da un simpatizzante di Casa Pound. E' comunque da destra che vengono il razzismo e l'antisemitismo corroborati dalle posizioni di una forza politica, sino a qualche tempo fa al governo, quale la Lega Nord.

Gruppuscoli neri certo, ma che si alimentano di una ideologia che ha le sue radici nella cultura dell'esclusione generata irresponsabilmente da una destra, anche romana, che il potere ha certamente ripulito ma che non ha mai perso occasione per alimentare la discriminazione. Le martellanti campagne contro i Rom dipinti come una piaga sociale da escludere, eliminare, rimpatriare, le battaglie perse nonostante il dispiego di mezzi contro vù cumprà e lavavetri, hanno rappresentato il nocciolo duro della propaganda di Alemanno e dei suoi in campagna elettorale e di questa amministrazione capitolina poi. La sollecitazione degli umori più profondi, viscerali di una opinione pubblica stordita dagli effetti di una crisi che fa mancare lavoro ed assistenza, non è patrimonio solo di Militia o di altri dementi raccolti sotto le più diverse sigle fasciste.

Sorprende quindi che dalla stessa comunità ebraica romana siano pervenute critiche di antisemitismo a questo giornale che contro questi umori mefitici combatte da anni e proprio nel momento in cui trame e complotti "antisemiti" maturano da ben altre parti. Solo per aver scritto del sostegno che alcuni esponenti di quella comunità danno ad Alemanno. Noi non abbiamo querelato Libero per il titolo sul "nostro giornale antisemita", né abbiamo chiesto che l'ordine dei giornalisti convocasse Belpietro, come invece è avvenuto per il nostro direttore responsabile. Nè ci pare che il richiamo ai valori unitari dell'antifascismo, con o senza il parere del sindaco, risulti inopportuno quando la xenofobia comincia a spargere sangue in tutta Europa. Buttarla nella follia di pochi squilibrati significa chiudere gli occhi e tappare le orecchie di fronte ai comportamenti e ai discorsi che si sentono circolare sui mezzi pubblici e nei bar. E se chi ci governa non è in grado di combattere ed educare ad un altro sentire di tolleranza ed accoglienza, se chi governa Roma non intende tutelare le minoranze etniche più diseredate, i Boccacci e gli Schiavulli troveranno sempre terreno fertile per provocare.

Giuliano Longo