La “curiosa” battaglia sui vitalizi

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Non è edificante, anzi forse è proprio mortificante pensare che mentre in tutta Italia si discute (purtroppo si discute e basta) di abolire i privilegi dei politici, la Regione Lazio, il più odioso dei privilegi, vuole riconoscerlo anche a una categoria che prima non ne aveva diritto. Parliamo del famigerato vitalizio per i consiglieri non rieletti che la Regione, con uno dei soliti provvedimenti dell’ultima ora, vorrebbe attribuire anche agli assessori non consiglieri.  Ma proviamo a ripercorrere tutto con ordine. Intanto giova ricordare che la “barricadiera” Polverini presiede una giunta con 15 assessori dei quali solo uno anche consigliere. Questo significa 14 stipendi in più al mese di circa 10.000 euro netti. L’altro dato che i nostri lettori devono conoscere e ricordare è che gli ex consiglieri regionali, una volta non rieletti, percepiscono un vitalizio. Le variabili per determinare la somma sono molte e vanno dal numero di consiliature svolte, all’età del “baby pensionato consigliere”, ma si può dire che lo può percepire chiunque abbia fatto il consigliere regionale per almeno un mese e abbia superato i 50 anni. Quello che si può anche dire è che si va dai circa 2500 di Marrazzo ai quasi 6000 di Ziantoni, Panizzi, Troja e altri.

Sia chiaro, in questo caso non si parla di pensione ma di un “regalo” a vita a chi ha fatto il consigliere e quindi si può sommare a stipendi, assegni e altro. Ora mentre in tutta Italia gli elettori agitano in maniera figurata “i forconi” contro la casta, Renata decide che sotto Natale è venuto il momento di fare un regalo anche agli assessori non consiglieri, che quindi non costituirebbero più un costo aggiuntivo per 5 anni ma lo sarebbero per tutta la loro, speriamo, lunga vita. Quindi ci scuserà l’interessata ma solo per fare un esempio, l’assessore Sentinelli, al termine della sua esperienza in Regione, essendo già pensionata, aggiungerà alla sua pensione una cifra superiore ai 3000 euro al mese. Pensate a quante persone non percepiranno la stessa somma neanche dopo 42 anni di onorato servizio. Verrebbe da dire che non c’è scampo e non c’è via di salvezza dagli appetiti della casta se non fosse che l’opposizione sembra compatta nel contrastare questo provvedimento. Quello che resta è l’istituzione del vitalizio, del quale nessuno si azzarda a chiedere la cancellazione, per quelli che ne hanno già maturato il diritto. In questo caso ci si trincera dietro i diritti acquisiti e mai nessuno dirà: «Questo mio diritto è ingiusto e ne faccio a meno». Può darsi che la Regione Lazio in futuro blocchi quest’ultima nefandezza dei vitalizi…ma sempre dalla prossima legislatura.

carlitos