Intervista a Salatto: «Alemanno quanti errori»

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L’onorevole Potito Salatto oggi parlamentare europeo eletto nelle liste del Pdl, è uno dei politici più vicini a Fini con il quale è passato dopo il suo divorzio da Berlusconi. Tuttavia non vanta un passato prima nel MSI e successivamente in AN. Uomo della Prima Repubblica, cattolico,viene dall’associazionismo di quell’area(Cisl ed Acli) e soprattutto dalla Democrazia Cristiana. Oggi è il candidato più probabile al coordinamento regionale di FLI dopo la recente nomina di Flavia Perina alla segreteria romana dei finiani. Da questa posizione prefigura un futuro federativo del Terzo Polo che troverà conferma nel prossimo congresso di quel partito. Supporter di Alemanno durante la sua campagna elettorale oggi è fortemente critico sulla sua gestione del potere in questi anni.

«Non mi rendo conto – dice in un colloquio con Cinque Giorni – come una persona intelligente come lui, nonostante la sua radicata diffidenza verso tutti, abbia potuto perdere il contatto con la gente e contornarsi di personaggi non solo di scarsa esperienza, ma di scarso spessore che hanno gestito il potere. Talora gente che non si sa da dove proviene e forse è meglio non saperlo». Le conseguenze sono poi le varie parentopoli che hanno discreditato l’immagine del sindaco. Inoltre a suo avviso vi è «l’incapacità culturale di Alemanno a prefigurarsi quale sindaco di una capitale europea e mediterranea proprio per raccogliere consensi ed attenzioni all’estero». Una dimensione internazionale che non si può certo acquisire con personaggi «insignificanti» quali il console Vattani recentemente balzato agli onori delle cronache grazie alla sua esibizione a un concerto di CasaPound.

Insomma, Salatto non prefigura una futura stagione di successi per l’attuale sindaco,anzi lo vede votato a una inevitabile sconfitta. Ecco perché in alternativa ad Alemanno e al candidato della sinistra, il Terzo Polo starebbe già prefigurando una candidatura autonoma per le comunali del 2013,con una lista guidata, almeno negli auspici ma forse con il placet del Vaticano: quella dell’attuale ministro e leader della Comunità di Sant’Egidio Riccardi. Soprattutto oggi quando i rapporti di Alemanno con il mondo cattolico si sono «guastati di brutto, un po’ per le promesse disattese un po’ per le sue troppo assidue frequentazioni al Ghetto».

Se questo è il prossimo futuro oggi invece la partita della credibilità del sindaco si gioca anche sulla sicurezza. Per Salatto occorre «non confondere l’infiltrazione della criminalità organizzata con la microcriminalità diffusa che tenderà ad espandersi parallelamente alla crescita del disagio sociale alimentato dalla crisi. Soprattutto nella periferia di Roma oggi abbandonata a se stessa». Qui secondo il deputato Europeo tocca «riappropriarsi del territorio, con il vigile urbano di quartiere, con le ronde delle forze dell’ordine laddove stato,magistratura e amministrazione comunale si coordinano». Ma esistono anche misure immediate e concrete che si possono assumere,ad esempio con una illuminazione adeguata, con un coordinamento vero dei sistemi di video sorveglianza «una centrale unica come esiste nelle altre capitali d’Europa». Eppure la campagna elettorale diAlemanno era stata impostata ossessivamente sui temi della sicurezza, strumentalizzando l’ondata emotiva suscitata dallo stupro e dall’omicidio della signora Reggiani, ma Salatto ritiene che fosse «concentrata solo nei confronti della “minacciosa”presenza dei campi Rom e dimenticando l’altra microcriminalità dilagante».Per l’euro deputato non vanno sottovalutati i tagli governativi alle strutture della sicurezza:«Oggi a Roma il ministero dell’interno destina altre 400 unità. Che già qualcosa salvo comprendere, dove e come verranno destinate, e questo può deciderlo solo il coordinamento di cui parlavo prima».

Per Salatto non sono le commissioni, pure importanti, o i vari “patti” per Roma sicura a risolvere il problema, ma gli effetti che questi producono e la loro «continua verifica visto che si continua a parlare di“emergenza”. C’è anche un problema culturale di integrazione e di presenza sociale nelle periferie, ma è lavoro di lunga lenache pure va avviato. Eppure anche sull’emergenza sino ad oggi ho sentito solo discorsi generici, scatti di impazienza da d’Euparte dei sindaco, ma pochi fatti. In momenti di crisi come quello attuale fra i compiti diun sindaco vi è quello di integrare le periferie con il resto della città sia con un salto culturale che con una presenza maggiore di sorveglianza del territorio. Anche per questo va avviato un processo reale di integrazione degli immigrati con sportelli dedicati, ad esempio come ha fatto la mia associazione Assoforum per la comunità rumena. Mentre Alemanno nominava quale rappresentante di quella comunità una declinate signora dello spettacolo quale la Badescu e oggi propone, sotto la spinta difatti delittuosi, un rappresentante per i cinesi». Da queste realtà crude e contraddittorie non se ne esce con i sogni dei grattacieli o dell’abbattimento delle periferie che peraltro alimentano le aspettative deigrandi costruttori, mentre le piccole imprese asfissiano sotto il peso dei pagamenti eterni delle pubbliche amministrazioni. Prevenzione,integrazione, controllo del territorio,verifica dei risultati, coordinamento delle risorse una strategia sulla quale Salatto ha riflettuto da un osservatorio privilegiato qual è il parlamento europeo.

Giuliano Longo