Saviotti, chiesa gremita per addio a \”uomo dello stato\”

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“Era un uomo delle istituzioni, un uomo dello Stato, capace e intelligente”. Cosi don Mario Magistrato ha ricordato il procuratore aggiunto Pietro Saviotti nel corso dei funerali celebrati nella chiesa alla Balduina di Santa Paola Romana. Una piccola chiesa talmente gremita che non è stata in grado di raccogliere tutte le persone che erano venute per partecipare alle esequie. In prima fila la moglie Gabriella e i figli Luca e Giordano, il fratello Giulio, il procuratore reggente Giancarlo Capaldo, il sindaco Gianni Alemanno e il presidente della Regione Renata Polverini.

"Il dottor Pietro Saviotti è stato battezzato qui – ha detto il parroco nel corso dell'omelia – E in questa chiesa ha avuto la cresima. Posso dire che abbia fatto parte della comunità". Tra i presenti i vertici di carabinieri, polizia, guardia di finanza. Tanti i parenti, gli amici, i magistrati, gli avvocati e i giornalisti che hanno scelto di dare l'ultimo saluto al responsabile del pool dell'antiterrorismo di Roma. Tra gli altri c'erano il capo dell'Aise, Gianni De Gennaro, l'ex sindaco di Roma Walter Veltroni, Gianni Letta, Giovanni Flick, l'ex procuratore della Repubblica Giovanni Ferrara, il direttore del Dap, Franco Ionta e il procuratore di Catania Giovanni Salvi. Entrambi per anni hanno lavorato all'antiterrorismo in Procura a Roma con Saviotti.

"C'è una foto di Pietro che lo spiega, meglio di tutto. È di molti anni fa. Lui vi è ritratto da giovane, con la moglie. Sono belli, forti, hanno la vita davanti. Con i suoi occhi azzurri, bellissimi, che esprimevano la sua profonda intelligenza. Ha visto tante cose e fatto del bene per questo Paese". Così Salvi, tra i primi a prendere la parola dallo scranno della chiesa al termine del funerale per ricordare Saviotti. Proprio l'impegno nella lotta alle nuove Brigate rosse è stato richiamato nell'applaudito e commovente intervento di Salvi. "È stato perduto un uomo dello Stato, che ha rappresentato le istituzioni, di grande umanità. Aveva un amore sconfinato per la sua famiglia, la moglie, i figli Luca e Giordano che erano sempre nei suoi pensieri – ha detto – Anni fa mi confessò le sue preoccupazioni, spiegandomi che per il lavoro aveva rinunciato a molto, a troppo. Non è così gli risposi. Loro capiranno, anzi hanno già capito. E sono sicuro di questo perché il primo impegno sarà di liberarsi del peso, del ruolo, che ha avuto il padre". Salvi, la cui voce ha spesso tremato per la commozione, ha poi ricordato come il magistrato "era una persona che riusciva a vedere avanti. Era capace di sfruttare al meglio le nuove tecnologie, curioso, di grande umanità. Nei primi anni in magistratura ottenne l'arresto dei fratelli Graviano. Ha combattuto Cosa Nostra in prima fila. Accanto a Liliana Ferraro e Giovanni Falcone. È stato coraggioso, il migliore degli amici".

Tra gli altri ad intervenire anche Luca Palamara, presidente dell'Anm: "Era e deve essere un modello per tutti i magistrati che con il loro incarico portano un grande peso. Diciamo addio a un magistrato, un amico, coraggioso e avanti con i tempi". Poi il figlio Giordano che, con la voce spezzata dalle lacrime, dallo scranno ha voluto ringraziare il padre. Infine la bara è stata portata fuori dalla chiesa tra gli applausi e la commozione generale.