Alemanno e Castellino separati in casa

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Dire che Giuliano Castellino, leader indiscusso di quel 'Popolo di Roma' dai manifesti contraddistinti dalla lupa capitolina nel logo, abbia divorziato da Alemanno, verrebbe sicuramente smentito dall'interessato, mentre scrivere che Alemanno si è allontanato dai valori della destra sociale  soprattutto in un momento di protesta sociale diffusa, è certamente vero. Tanto che Castellino annuncia a “Cinque Giorni” l’adesione sua e del suo movimento alla manifestazione indetta per il 4 febbraio da La Destra di Storace contro il governo, alla quale non ci risulta che il sindaco di Roma abbia aderito, almeno per ora.

«Il problema -dice Castellino – è che noi siamo rimasti sempre fortemente ancorati ai valori di una destra di movimento e di popolo, presente sui territori e vicina alla gente», ma evidentemente qualcun altro (Alemanno?) da questi valori si è allontanato. Qualcosa dunque si è rotto e «solo se i politici scenderanno dai loro troni eburnei (magari in Campidoglio ndr) e si faranno parte di quella protesta che oggi coinvolge tassisti, benzinai, trasportatori siciliani e tutti coloro che non accettano il 'governo dele banche, troveranno il popolo di Roma». Insomma castellino cerca visibilità per il suo movimento, sparito dalle iniziative pubbliche del sindaco con i suoi scroscianti applausi, le ura di incitamento e i modi ruvidi per garantirne la sicurezza. Finita la claque sono finiti anche i manifesti, quel diluvio di manifesti un po’ bruttini che in più di una occasione  attaccavano Zingaretti attirandosi querele. Segno di un movimento che non si identifica più con l’adorato sindaco? Oppure rilancio di quel populismo, tanto apprezzato dal Castellino che ci ha pure scritto un libro, «contrario all'immigrazione, all'Europa, all'Euro, ancorato alle identità locali e pronto a sposare il metodo referendario». Insomma, lui fa parte della vera destra che ritorna. «Oggi –dice – sostengo le iniziative di Storace, ma sarò sempre pronto a sostenere Alemanno ove si riavvicinasse ai valori della destra sociale». Non un divorzio, ma una separazione in casa. Che il sindaco di Roma possa sentire la mancanza movimentista del 'Popolo di Roma' è poco credibile. Così come è poco credibile che il movimento sia non sia stato finanziato generosamente da Alemanno, come Castellino afferma.

Diciamo pure che oggi il ‘Popolo di Roma’ non serve più al Campidoglio così la sua frenetica attività di propaganda è quasi d’incato svanita. Oggi il pallino di Gianni è l'UDC, il terzo polo che potrebbe accreditarsi di un 10%, almeno a Roma, in caso di elezioni. E questo new look moderato di Gianni, forse ispirato direttamente dal suo spin dottor Luigi Crespi, non contempla la prossimità con quei ragazzacci plaudenti e talora rissosi che anche in campagna elettorale gli hanno garantito il rapporto con le periferie, inesauribile bacino di voti. Quindi ben difficilmente la montagna Alemanno si recherà dal Maometto Castellino. Nel corso del colloquio abbiamo ricavato l'impressione che il leader del ‘Popolo di Roma’ abbia lasciato la porta aperta ad una sempre possimibile richiamata in servizio. Un po’ come fanno tutti quelli hanno criticato Alemanno da destra, anche su questo giornale, per poi ottenere un rapprochement successivo che auguriamo loro proficuo. Di una cosa siamo certi, che almeno per un po’ di tempo manifesti del 'Popolo di Roma' contro Nicola Zingaretti non ne vedremo più in giro…. Salvo imprevisti.

Giuliano Longo