Prove di centrismo alla mensa di “Tito”

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Il parlamentare europeo Potito Salatto compie 70 anni e domenica scorsa ha invitato a pranzo il fior fiore della destra e del centro in navigazione fra i palazzi romani. C'erano tutti, ma proprio tutti. Bocchino, vicepresidente del suo partito, il Fli finiano, ma anche Lorenzo Cesa dell'UDC e soprattutto il sindaco Gianni Alemanno, il quale sembra esseri riappacificato con Potito anche dopo una sua intervista a questo nostro giornale ché il sindaco non ha proprio gradito.

Si sussurra anzi che dopo quella uscita Salatto sia stato urgentemente convocato dal sindaco per un chiarimento, o meglio per una riappacificazione che, come evidente, non ha tardato a venire. Ultimamente Potito era intervenuto su Generazione Italia news smantellando (o almeno provandoci) l'opinione di chi non vuol "morire democristiano".

Anzi, intravedendo nella confluenza dell'UDC nel terzo polo insieme a Fini e Rutelli, l'unica via per piantare saldamente i piedi nell'attuale fase politica che comunque dopo il governo Monti volgerà sicuramente al centro secondo tanti commentatori. Lucida intuizione o tenace aspirazione dichi in fondo democristiano è sempre. Salatto è stato inizialmente anche sostenitore del sindaco che forse vuol condurre verso un'alleanza con il Terzo Polo, magari al ballottaggio dopo aver sconfitto il candidato del centro sinistra.

Operazione di fino della quale Alemanno sembra sempre più convinto. Una bella virata al centro, una 'reconquista' del mondo cattolico deluso dai suoi quattro anni di governo, soprattutto oggi che Riccardi, mentore della comunità di sant'Egidio, si sfila e smentisce ogni ipotesi di sua candidatura alle comunali. Che la corsa ad ottenere i favori del centro sia iniziata lo dimostrerebbero anche gli esponenti del PD che da tempo lavorano a questa soluzione anche a livello romano, ma che soprattutto intravedono in questa alleanza l'unica possibilità di ritornare al governo. In tutta questa danza di conciliaboli, cene, pranzi e merende gravano tuttavia alcune incognite.

La prima riguarda la partecipazione di Nicola Zingaretti alla competizione per il Campidoglio. E qui cominciano i primi guai perché recenti sondaggi citati anche dal Tempo darebbero l'attuale presidente della Provincia addirittura oltre il 60%. Sin qui solo sondaggi, che quantomeno confermano le difficoltà di un sindaco che vanta il 53%del gradimento dei cittadini, ma che difronte ad un competitor credibile vede squagliarsi la sua maggioranza. Poi ci sono le beghe interne alla ex componente aenninna dalla quale spunta ogni tanto il nome di Giorgia Meloni quale alternativa a Gianni, mentre Renata Polverini, indifferente alle sorti di Alemanno, si fa il suo partito 'Città Nuove'.

Un partito che guarda già al dopo Pdl senza Berlusconi. Che l'UDC sia una meta ambita per molti consiglieri comunali lo dimostrerebbe la fuga di alcuni da quel "Laboratorio Roma"dell'assessore Aurigemma che forse non sordo al richiamo della foresta centrista si presterebbe in futuro a compiere analogo passo. Voci, pretattica, posizionamenti? Chissà, in fondo alla gente non importa gran che di un  teatrino della politica giocato tutto dietro le quinte, sempre fra gli stessi figuranti.

Eppure al pranzo di Salatto ci risulta una assenza che potrebbe pesare, quella di Gianfranco Fini, il convitato di pietra. Se è vero chein molti aennini c'è tanta voglia di ritorno al grembo di una nuova Alleanza Nazionale, c'è da credere che il presidente della Camera non sia disposto a concedere favori ad Alemanno. Non tanto per rancori o vendette personali, in fondo il pupillo ha tradito, ma più semplicemente perché Gianni e la casta di governo che si è al-levato in questi anni, è tutto l'opposto di quella destra europea moderna ed innovatrice che Fini ha in mente. Ma in politica tutto può accadere, soprattutto se la politica si esaurisce in giochi e giochini senza una salda prospettiva ideale. Quindi prevediamo che Potito (detto Tito) di pranzi, magari alla greca come piacciono a lui, ne dovrà fare ancora parecchi prima di arrivare al caffè conclusivo.

                                  Giuliano Longo

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