Rom, il mistero del campo di Tor de’ Cenci

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Correva la fine di dicembre dello scorso anno quando la bella Sveva Belviso, vice sindaco di Roma capitale, riceveva una petizione dal locale comitato di quartiere contro i fumi tossici che si levavano dal campo nomadi di Tor de'Cenci dove venivano bruciati copertoni di autoveicoli a tutto spiano. Fu allora che Sveva annunciò ai rappresenti dei cittadini, sfiniti dall'annosa vicenda di quel campo, che lo spostamento dei nomadi era questione di giorni. I cittadini se ne andarono sollevati e rimasero in in trepida attesa. In fondo era la parola di Sveva che già due anni fa aveva promesso lo sgombero di quel campo con ben 60.000 lettere destinate alle famiglie del Municipio XII. In fondo quello è il suo municipio, quello a cui deve le sue fortune politiche ed il peso delle sue relazioni. Così, pensarono i cittadini, la valchiria dell'ordine e della legalità avrebbe risolto il problema fra un'apparizione televisiva e l'altra in tema di sicurezza.

Ma c'è rischio che i comitati ed i cittadini di quell'importante municipio vadano delusi perché nei corridoi istituzionali del Campidoglio corre voce che quel capo nomadi non solo verrà mantenuto ma per di più allargato e potenziato. In verità le operazioni di sgombero erano partite il 29 settembre dello scorso anno e la bella Sveva aveva annunciato trionfante già da allora: «Siamo ripartiti. Il Piano nomadi ha tante sfaccettature: una è quella dei grandi campi abusivi tollerati, quello più storicizzati e che danno tanti problemi al territorio». «C’è stato un ritardo – spiegava – perché non si può andare lì e sgomberare, perché i residenti si sposterebbero da una parte all’altra della città. Abbiamo dovuto attendere la costruzione del nuovo campo della Barbuta, i cui lavori stanno terminando; entro fine anno chiuderemo i campi di Tor de’ Cenci e quello di Baiardo».  In quel campo la vice sindaco c'era stata pochi mesi prima, in agosto, praticamente subito dopo la sua nuova nomina, voluta dal potente senatore  Augello, che l'aveva imposta ad Alemanno con il secondo rimpasto di giunta conseguenza della decisione del TAR sulle quote rosa in Campidoglio. E amorosamente sollecita c'era andata proprio dopo la morte per folgorazione della piccola rom.

Di fatto il campo non venne mai smantellato, anzi, il volontariato cattolico si era andato un gran da fare perché venisse allargato e riqualificato come scelta di un piano Rom mai veramente realizzato. Ora pare che il solidarismo cattolico l'abbia avuta vinta. Non è aria per un sindaco che è testa a testa con Zingaretti nei sondaggi, di inimicarsi quel mondo con il quale le polemiche non sono mancate e proprio sui rom (vedi scontro Alemanno/ Riccardi patron di sant'Egidio). Se la notizia dovesse rivelarsi fondata che farà l'avvenente vice sindaco? Semplice, invierà  altre 60.000 lettere  ai cittadini del XII per spiegare cosa è successo. Un altro spreco di carta!

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