Al Gemelli lo scontento è generale

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«Il Gemelli è una struttura di assoluta eccellenza, centrale nel sistema regionale, ma si deve anche confrontare con le stesse regole con cui si devono confrontare gli altri operatori del settore». La Presidente Polverini è stata costretta a ritornare a parlare del Policlinico Gemelli, croce e delizia di tutti i Presidenti della Regione Lazio. In realtà sembrano lontanissimi quei tempi in cui i vertici della chiesa si schieravano compatti e fedeli dietro le folte schiere di Renata dell’UGL che combatteva la più campale delle battaglie contro l’anticristo in persona, la Radicale Emma Bonino. Poi venne il tempo della vittoria e dell’amministrazione e con esso il tempo delle difficoltà economiche. “sono schiava dei debiti del passato” sembra ripetere Renata ogni volta che ne ha occasione ma soprattutto ogni volta che qualche ospedale cattolico e no presenta il conto.

Vicenda complicata quella dei rapporti tra Regione e Policlinico Gemelli che comincia nel 2004 con una delibera dell’accoppiata Storace- Verzaschi. La delibera viene definita inattuabile e negli anni dopo Marrazzo arriva ad un accordo che prevede il pagamento di 240 milioni di euro per sanare ogni debito. Il Governo non approva l’accordo e tutto ritorna in ballo. Nel frattempo, nel 2010 il “budget” del Gemelli viene tagliato di 50 milioni ufficiali ma di circa 70 in concreto. Nel 2011 la situazione, se possibile, si complica perche il Gemelli, come gli altri ospedali, lavorano senza budget di spesa preventivo mentre il buon senso farebbe pensare che al massimo la regione potrà riconoscere al Policlinico cattolico gli stesssi 510 milioni del 2010. Ma la domanda sorge spontanea ? quanto avrà realmente speso nel 2011 il Gemelli che non aveva un’indicazione di spesa. La risposta sembrerebbe; “avrà speso quanto necessario e quanto richiesto dal fatto che il Policlinico Gemelli fa parte integrante del Piano sanitario Regionale e a d esso sono richiesti sempre più servizi. Non ultimo quello di assistenza alle eliambulanze dopo la chiusura dell’analogo servizio al San Camillo. Insomma non c’era spazio per le promesse elettorali e al di al del ventilato risanamento economico del quale parla Renata, in realtà lo scontento è generalizzato. Sarebbe una gran brutta pubblicità per tutti vedere al Gemelli le stesse scene viste al san Carlo di Nancy ed all’Idi con medici ed infermieri in strada a protestare perché non ricevono lo stipendio.  Sembra impossibile che possa accadere nell’Ospedale del Papa ma nei corridoi se ne parla sempre più spesso.

carlitos