Lo scaricabarile del sindaco in diretta tv

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Gianni Alemanno si sente braccato e sotto tiro non tanto per le critiche dei quotidiani, quanto per il giudizio dell'opinione pubblica già turbata dal dilagare della violenza criminosa, dai disservizi e dalle obiettive difficoltà del vivere quotidiano. A ben vedere il Messaggero ed il Corriere della Sera lo trattano con ossequioso rispetto e si buttano sulla cronaca degli eventi arrampicandosi sugli specchi di un equanime equilibrismo fra sindaco e Governo. Diverso il discorso dei mezzi televisivi che non gli anno risparmiato solenni bastonate, fatta eccezione del Tg1 che rimane rigorosamente in quota Pdl con o senza Minzolini.

Poi ci sono gli incidenti di percorso come quello occorso alla bella Sveva Belviso che alle 17 di venerdì sul 'Pomeriggio' di Canale 5, snocciolava cinguettando tutte le misure d'emergenza assunte dall'Amministrazione, mentre iniziava la ritirata di Russia di migliaia di romani avvolti nella bufera. Polemiche, obietterà qualche lettore, alle quali, ne conveniamo, è superfluo accodarsi. Più interessante è comprendere la strategia di comunicazione che il sindaco si è dato o che qualcuno gli ha suggerito, per difendersi dall'evidenza dei fatti e dal crollo dei consensi. Non sappiamo se gli oppositori del sindaco se ne siano accorti o facciano finta di non essersene accorti, ma Gianni è già in campagna elettorale dallo scorso anno con gli inutili 'Stati Generali di Roma', mentre la sinistra naviga ancora nel solito piccolo cabotaggio.

Se questo è il contesto, non vi è mossa, atteggiamento o parola di Alemanno che non sia finalizzata allo scopo di vincere nel 2013. Seguendo le sue successive esternazioni televisive, abbiamo assistito a questa curiosa evoluzione. In prima battuta ha tentato di scaricare il barile sulla Provincia di Nicola Zingaretti che «non aveva pulito le strade di sua competenza», poi ha improvvisamente alzato il tiro. Troppo angusta la polemica con il solo Zingaretti per l'immagine del piccolo sindaco che invece deve primeggiare. Così decide di attaccare direttamente il Governo, prima con il direttore della protezione civile Gabrielli e poi con la ministra dell'interno Cancellieri. Ma il tiro va ulteriormente alzato tanto da coinvolgere a suo favore il segretario del Pdl Alfano, tentando di sviare l'attenzione dell'opinione pubblica dalle squallide immagini di una Roma nella morsa del gelo, alla figura del sindaco battagliero e in grado di tener testa addirittura al Governo. Un vero leader d'opposizione mentre il suo partito sostiene Monti. Insomma, la butta in caciara mentre si fa fotografare con i sacchi di sale, mentre spala la neve e impartisce inflessibili disposizioni, senza risparmiarsi qualche cazzata come quella dei vigili e degli alberi romani non avvezzi ai rigori di un inverno nordico.

Un mix tutto effimero di atteggiamenti e chiacchiere, di pose e propaganda che copre anche le responsabilità di assessori quali Aurigemma (Trasporti) e Ghera (Manutenzione stradale) inutili comparse di fronte alla sua primeggiante volontà. I fatti, la realtà e i danni si stemperano così nelle nebbie della polemica ad 'alto livello', secondo quel modello di comunicazione populista/autoritario, scandito dall'attacco ad ogni costo contro l'evidenza dei fatti. Non è casuale che Luigi Crespi, il suo spin dottor , si sia formato nell'esperienza di Arcore qualificandosi come artefice di quel 'contratto con gli italiani' che è rimasto quello che doveva essere: una boutade propagandistica. Il tutto condito da una aggressività che già prefigura un confronto elettorale senza risparmio di colpi bassi. La logica è semplice e collaudata in TV da molti esponenti della destra: Vince chi urla di più. Metodo ben noto ai 'sola' più incalliti che strillano più delle loro vittime quando vengono colti con il sorcio in bocca.  

Giuliano Longo