Parcheggi, «Ma quando vi metterete al posto dei cittadini?»

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Secondo il Comune i parcheggi previsti dal PUP (Piano Urbano Parcheggi) non sono “opere pubbliche in senso stretto” (…) ma “opere private di interesse pubblico, soggette a contratto di carattere privatistico (la convenzione) ed al rilascio di un Permesso di Costruire, tipico dell’edilizia privata”. Su questo caposaldo si basano tutti i Piani varati nella Capitale, ed è uno degli aspetti di cui il nostro Coordinamento si sta occupando, soprattutto per capire come sia stato possibile che per vent’anni sia passata questa interpretazione dell’art. 9 comma 4 della Legge Tognoli, e siano state equiparate a opere private quelle che a nostro avviso sono opere pubbliche a tutti gli effetti, perché realizzate in nome della pubblica utilità, costruite nel sottosuolo pubblico (e anche sul suolo: rampe, griglie, scale, ascensori), con agevolazioni economiche pubbliche per il costruttore e per l’acquirente, destinate a ritornare nella disponibilità dell’amministrazione pubblica dopo 90 anni (e quindi di proprietà pubblica per tutti i 90 anni).

Opere pubbliche a tutti gli effetti anche secondo i Comuni di Milano e di Torino, che, come il Comune di Roma, hanno predisposto Piani Urbani Parcheggi per rispondere ai dettami della Tognoli, ma che, al contrario della Capitale, per l’assegnazione degli interventi hanno indetto gare di evidenza pubblica fin dall’inizio degli anni ’90, cioè da subito, con bandi basati su criteri stabiliti dalla pubblica amministrazione, graduatorie elaborate da una commissione super partes e – soprattutto – con l’applicazione di tutte le leggi che regolano i contratti pubblici: leggi nazionali che stabiliscono tra l’altro con precisione quali caratteristiche debbano avere le società che chiedono le concessioni. Infatti a Milano, per fare un parcheggio, una ditta deve avere un capitale sociale di centinaia di migliaia di euro, in proporzione all’importo dei lavori. A Roma, la maggior parte delle ditte che costruiscono box per un valore di milioni di euro viaggia tra i diecimila e i ventimila euro di capitale. E se il Consiglio di Stato si è espresso a sostegno del carattere privatistico dei “Pup”, l’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici sembrerebbe andare nella direzione opposta: nella Determinazione n. 8 del 13.10.2005, riferendosi proprio ai parcheggi di cui parliamo, l’Autorità rileva che “per la realizzazione dei parcheggi de quibus non può essere costituito sic et simpliciter un diritto di superficie in favore di privati, i quali realizzano a propria cura e spese le relative opere, ma deve necessariamente trovare applicazione la disciplina sui lavori pubblici di cui alla legge n. 109/1994 e s.m.i., con conseguente scelta del costruttore con le procedure ivi contemplate. Se così non fosse, infatti, ci sarebbe una palese violazione dei principi di trasparenza e buon andamento dell’azione amministrativa, principi che si traducono nella necessità di espletare una procedura ad evidenza pubblica nella forme indicate dalla suddetta normativa di settore”. E sempre l’Autorità si era già espressa anche con la determinazione n. 22 del 30.7.2002, nella quale affermava che un intervento finalizzato al soddisfacimento di un pubblico interesse è qualificabile come “opera pubblica”, e deve pertanto essere realizzato attraverso i tassativi sistemi previsti dalla normativa vigente in materia di contratti pubblici di lavori (contratto di appalto pubblico o concessione di costruzione e gestione). Pareri mai applicati dalle precedenti giunte di centrosinistra e nemmeno dall’attuale giunta del sindaco Alemanno.

E vogliamo fare una riflessione anche sulle 14 robinie abbattute di Via Albalonga. Dal punto di vista della burocrazia, può anche essere tutto in regola: timbri e pareri a posto, alberi (forse) “a fine vita” e aggiungiamo, robinie, che si dice non siano alberi di pregio. Ma quando l’amministrazione comincerà a vedere le cose anche dal punto di vista dei cittadini? Come si può pensare di arrivare un giorno in una strada e affettare tutti gli alberi – vivi – che per anni hanno accompagnato la vita dei suoi abitanti, lasciando sul terreno cumuli di rami e segatura? Sarà anche un effettaccio retorico parlare delle facce della gente mentre assisteva all’esecuzione. Ma faceva veramente effetto vederle. Una scena triste, anche se in fondo confortante, perché fa pensare che in questo presente di cinismo la gente è ancora capace di addolorarsi per gli alberi sotto casa. Certo, quando si parla di bene pubblico, bisogna ragionare e non farsi prendere dall’emotività. Ma, a parte che il bene pubblico in questo caso è tutto da dimostrare, certe volte chi prende le decisioni dovrebbe farsi guidare un po’ di più, se non dall’emotività, almeno dall’immedesimazione.

Anna Maria Bianchi
Portavoce del Coordinamento dei Comitati NO PUP
www.comitatinopup.it