Piano Parcheggi, a Milano e Napoli rivisti progetti e prezzi. Perchè a Roma no?

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Corriere del Mezzogiorno, 4 febbraio: De Magistris sospende la realizzazione di 12 parcheggi interrati e ne boccia definitivamente altri 3, tutti autorizzati dalla Iervolino con i poteri commissariali. E annuncia che il Piano Urbano Parcheggi del Comune sarà riesaminato «curando la distribuzione sul territorio, l’impatto sul contesto urbano, ambientale, paesaggistico e socioeconomico, con interventi finalizzati a soddisfare davvero la domanda di sosta dei residenti». La Repubblica, 7 febbraio: il Comune di Milano blocca l’aumento selvaggio dei prezzi dei box sotterranei: «Sono opere con il logo del Comune e non tolleriamo prezzi folli» dice l’assessore ai Lavori Pubblici, Lucia Castellano. I “prezzi folli”, sarebbero i 30.000 euro a box che il costruttore del garage di piazza Accursio pretende dagli acquirenti, giustificando con oneri imprevisti l’aumento dai 18.000 euro fissati inizialmente: aumento senz’altro consistente, ma che, paragonato al costo dei box della capitale, sembra risibile. Basti pensare che in zone analoghe, non troppo centrali e non troppo periferiche, i box romani vengono venduti dai 70.000 euro in su, fino a raggiungere oltre 100.000 euro, a ridosso del centro storico.

Ma soprattutto, nella città eterna i prezzi dei box li decide il libero mercato, mentre a Milano li decide il Comune, che concede il suolo cittadino per costruire i garage al vincitore di una gara di evidenza pubblica, selezionato anche sulla base del prezzo finale all’acquirente. Una difesa dalle speculazioni “a monte”, che calmierando i prezzi facilita l’acquisto dei box da parte dei residenti, e da adesso anche “a valle”, attraverso la vigilanza sugli aumenti indiscriminati. Dice ancora l’assessore Castellano: «Una soluzione con cui ci riprendiamo il ruolo da garante mancato in passato, con una certa responsabilità da parte della vecchia amministrazione, salvando il profilo “pubblico” dell’operazione ». E se ci piace molto sentire qualcuno inquadrare i Pup in un’operazione di “profilo pubblico”, ci piace ancora di più che un’amministrazione abbia il coraggio di rimettere in discussione le scelte precedenti. Qui a Roma, a quanto pare, siamo condannati alla continuità su un bel po’ di cose…

Anna Maria Bianchi
Portavoce del Coordinamento dei Comitati NO PUP