Anche la bella Sveva sbugiarda Gianni

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Il “Giornale” di ieri riportava a pag. 16 la notizia di un sondaggio Ipr che vede Alemanno ancora in vetta ai consensi nonostante la debacle romana del maltempo. In effetti anche noi abbiamo udito qualche simpatica vecchietta sull'autobus commentare: «Poverino cosa poteva fare di più?». I talk show della Rai mostrano invece dati ben più sconfortanti per il sindaco. In fondo anche la bella Sveva Belviso, ospite fissa a Mattino Cinque, incalzata ieri mattina dalla Mussolini, ammetteva candidamente che con la prima nevicata qualcosa non aveva funzionato (traduzione: Alemanno ha toppato).

Con la neve o senza, ormai tira bufera da rimpasto. Repubblica, già sabato, candidava la figlia di Almirante, una donna che consentirebbe di risolvere il problema delle quote rosa e con un premio per Francesco Storace che a ridosso delle elezioni vorrebbe il suo posto al sole. La questione tuttavia è un pochino più complicata perché Gianni, se fosse per lui, rimpasterebbe questo e quell'altro mondo, ma il gioco dei diktat e dei veti fra le correnti del Pdl gli consentono al massimo di ottenere le dimissioni dell'assessore ed eurodeputato Alfredo Antoniozzi. Peraltro da tempo distante dalle più pressanti cure amministrative della casa e del patrimonio, ormai appannaggio dell'onnipresente direttore Maurizio Bianchini. Si ha l'impressione che il governo pratico, concreto, palpabile della macchina comunale sfugga dalle mani di Alemanno come sabbia, agguantato invece saldamente dai direttori dei dipartimenti: dai Bianchini, dagli Scozzafava o del segretario Lucarelli. Tutti lì a sistemare le partite pendenti, controverse e pericolose: dall'emergenza abitativa, ai rom, alla sicurezza sino a quel diluvio di delibere urbanistiche che stanno andando in Consiglio con il consenso più o meno esplicito dell'opposizione.

Qualcuno vorrebbe, finchè si è in tempo, rimettere mano anche ai vertici dell'Ama, magari sul modello trasversale della spartizione Atac: destra/sinistra. Altri vorrebbero invece sistemare le cosucce, gli orticelli in sospeso di amici, parenti e "clientes" giusto per lasciare un pesante fardello di obblighi a chi occuperà il Campidoglio nel 2013. Poi in autunno rien ne va plus, giochi finiti e via alla campagna elettorale. Per quella data ciascuno vorrà, a destra e sinistra, veder piazzate le proprie pedine al posto giusto. Alemanno è debole (e lo sa) inevitabilmente legato come Sisifo al macigno della sua ricandidatura ed in questo contesto di guerra di tutti contro tutti, con una maggioranza che sopravvive in aula a se stessa e grazie a qualche aiutino della opposizione "responsabile" e di governo, Gianni dovrà sfoderare grinta ed aggressività di cui non ha dato prova in quest'ultimo anno, anzi.

Attendiamoci un diluvio di proclami, uno show permanente dagli inevitabili colpi bassi. Il tutto curato dal "cerchio magico" dei suoi intimi, l'unico che non molla Gianni pena la sua stessa estinzione. In questo clima da basso impero qualche altro assessore veramente capace ci lascerà le penne. Ci vuol ben altro che la figlia di Almirante a ricompattare una destra con le orecchie attizzate ai sinistri scricchiolii di una opinione pubblica sfiduciata. Sfiduciata da una classe politica, tutta, che ha garantito (di fatto) la continuità del peggio fra passato e presente. Una classe politica senza qualità (come l'uomo di Musil) che spera di perpetuare se stessa mentre il tarlo rode instancabile le travi sotto il palco del consenso.

Giuliano Longo