Olimpiadi, l\’ennesimo scossone

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La bocciatura del governo dei professori 'nordisti' alla candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020, per quanto prevedibile in considerazione della situazione economica dell'Italia che non si può permettere molti lussi, ha indubbiamente costituito uno scossone politico per Gianni Alemanno che probabilmente in queste ore sta studiando le opportune contro mosse e intessendo le necessarie alleanze per non uscirne a pezzi dall'intera vicenda.

Così nel corso del pomeriggio di ieri si sono susseguite le voci di sue possibili dimissioni, anche solo per 20 giorni, che debitamente amplificate dai media televisivi avrebbero potuto risollevare i sondaggi in picchiata sul gradimento al sindaco. Mossa che non si può ancora escludere nonostante il comunicato piuttosto anodino di cui diamo conto in pagina.

Ma forse il consenso può ancora essere recuperato in zona cesarini nell'auto-commiserazione per il torto subito da tutta la città, opposizione compresa che si è sempre incautamente mostrata al fianco di Gianni in questo ambizioso progetto. Quell'opposizione che oggi persegue la linea piuttosto maramaldesca di massacrare il sindaco per inettitudine, mentre non ha avuto una vision d'insieme dei costi e degli impegni che anche solo la proposizione della candidatura avrebbe comportato in progetti e carrozzoni vari. Monti la vision invece ce l'ha e certamente non per aver accolto il becero pandemonio scatenato dalla Lega Nord (già alleata di Alemanno), ma per semplici considerazioni di convenienza economica.

Che farà ora Alemanno? Se le dimissioni potessero davvero servire a risollevare le sue sorti, non solo sarebbe sempre in tempo, ma non esiterebbe ad adottarle. Forse una linea più cauta gli è stata suggerita dai poteri forti del suo partito. Nel frattempo Gianni potrebbe ergersi a paladino della Capitale offesa. In fondo la gente e il grande pubblico non guarda tanto per il sottile e soprattutto si fa illudere facilmente dai grandi progetti che dovrebbero portare divertimento e benessere. D'altra parte se avesse dato le dimissioni per ritirarle subito dopo, sarebbe stato controproducente per una pubblica opinione che della politica e dei suoi esponenti non si fida più. Altro gioco, e ben più pesante, sarebbe stato se Alemanno le dimissioni le avesse date davvero rovesciando tavoli e accordi anche trasversali che, come l'urbanistica, sono ormai l'ultima diligenza da assaltare, per andare dritto dritto alle lezioni anticipate. Ma questo fatale evento non lo vuole nessuno, proprio nessuno.

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