Rimpasto, Orsi scalpita per un assessorato

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Ah, il rimpasto! Parolina magica che dovrebbe rianimare la cadaverica giunta di Alemanno spossata da quattro anni di parentopoli e spregiudicata spartizione di quanto il potere capitolino poteva offrire. E ora anche annichilita dal diniego del Governo per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020. Ma in questo clima di corrusca decadenza ormai siamo agli sgoccioli e tutti vogliono arraffare qualcosina prima che nel 2013 cali il sipario. Pensate che addirittura il consigliere Francesco Maria Orsi, che proprio uno stinco di santo non è visto il suo rinvio a giudizio per truffa, una volta liberato dalla pesante accusa di spaccio, osa accampare pretese. Anche lui, non per se ma per i suoi amici, vuole un assessorato, vuole contare. Così mette insieme una allegra e scarsa brigata di delusi come lui. I consiglieri Piccolo, attualmente vice presidente dell’Assemblea capitolina, e Ciardi, recentemente messo da parte dalla Belviso sulla sicurezza. Occorre acchiappare subito una poltrona e de corsa che tanto del doman (politico) non v’è certezza. Che dice nella sostanza il consigliere un tempo delegato all’expo di Shangai per conto di Gianni? Minaccia di confluire con gli altri due moschettieri nel gruppo misto per far vedere i sorci verdi alla precaria maggioranza di Alemanno. Lui, Gianni, ora ha altro da pensare fra una conferenza stampa e l’altra sulla candidatura. Pensate che qualcuno sussurrava di sue imminenti dimissioni dopo lo schiaffo di Monti. Invece il rimpasto si farà, proprio ora che tutta Roma, opposizione compresa, si stringe attorno al suo sindaco ferito dal governo dei nordici professori. Solo che della candidatura della figlia di Alemanno, lanciata con grande clamore da Repubblica (non sempre ben informata) quasi non si parla più, ma noi (che informati siamo) sappiamo che qualche altra signora è in trepida attesa e si sta scaldando i muscoli per entrare al Campidoglio. Così come sappiamo che l’assessore Antoniozzi, da gran signore o forse solo stanco di un assessorato che gli comporta rogne infinite, si fa da parte. Mentre Orsi, che gran signore non è ma tanto, tanto vicino al popolo, ricorda a Gianni gli antichi amori, i torti subiti dopo le perquisizioni della Procura nei suoi domicili. La sofferenza e la discriminazione patita dal suo partito in nome della causa e nonostante l’incredibile numero delle sue 1100 preferenze ottenute alle comunali. E minaccia, scalpita, pretende. In fondo lo fanno tutti e lui chi è il figlio della serva?

(gl)

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