Alemanno resta solo con la voglia delle dimissioni

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Doveva farlo lunedì e Cinque Giorni l'ha anche scritto. A botta calda le dimissioni di Alemanno avrebbero spiazzato tutti sostenitori e oppositori riportando il generoso sindaco di Roma alla ribalta di tutti i telegiornali. Un gran rifiuto che stava per essere organizzato nei minimi particolari quando Gianni aveva radunato ed allertato tutto il suo staff.  Dopo di che si era attaccato al telefono per raccogliere la solidarietà convinta di tutti gli uomini importanti del Pdl che nella serata stessa si sarebbero invece limitati a poche e scontate dichiarazioni di circostanza. Segno evidente che la sua mossa non sarebbe stata gradita al punto che alcuni autorevoli esponenti ex aennini gli si negano al telefono sino a tarda sera.

Così Gianni, sentendosi nudo(ovviamente in senso politico) annulla la conferenza stampa. Mentre poco prima alle televisioni an-nunciava a mezza bocca che non si dimetterà, uscendo da Palazzo Chigi dove Monti gli aveva fatto fare una stressante anticamera.  Ha capito che il messaggio di sobrietà lanciato dal presidente del consiglio agli italiani, aveva fatto presa, aveva convinto. Monti non ha potuto dargli respiro su una iniziativa quale quella della candidatura che si reggeva su gambe troppo fragili e molte roboanti chiacchiere. Ma Gianni è un tipo tosto, così ieri è ritornato alla carica. Insiste per incontrare Al-fano, forse per rinnovargli le sue intenzioni dimissionarie ricavandone solo silenzio. Generale un sospiro di sollievo del comitato d’affari che governa il Campidoglio e l'aula, tutto intento a dare l'ultimo assalto alla diligenza prima delle elezioni del 2013.

Ora il sindaco, sempre più solo, ma soprattutto furibondo come l'hanno visto ieri pomeriggio all'uscita dalla commissione parlamentare per Roma Capitale, punta a guadagnare tempo. Infatti tra pochi giorni il Tar potrebbe nuovamente azzerare la sua giunta per il mancato rispetto delle quote rosa. Senza contare che delle due donne nominate durante il rimpasto dell'estate scorsa, la bella Sveva Belviso e Rossella Sensi, quest'ultima di fatto ha perso la delega che le era stata conferita, le Olimpiadi, e per il resto ha fatto poco o niente. Ma l'idea delle dimissioni tortura la mente del sindaco e rappresenterebbe lo spiraglio dal quale tentare una fuga dalle 'sventure' che si abbattono sul suo capo una dopo l'altra.

Da parentopoli, alle quote rosa, sino alle sentenze del Tar che bocciano a tambur battente le sue scelte in materia di cortei e manifestazioni, per non parlare di tutto il resto che prostrerebbe anche un gigante della politica. Insomma lui se ne andrebbe volentieri  e anzi con le sue dimissioni bloccherebbe sul nascere l'ennesima sconfessione del Tribunale Amministrativo che non potrebbe annullare la giunta di un sindaco dimissionario. E forse, in piena e anticipata campagna elettorale, uscirebbe dallo schiaffo dei sondaggi che  lo danno sicuro perdente alla prossime comunali e prenderebbe un pò fiato. E poi lui a fare le campagne elettorali è davvero bravo.

Ma se il suo partito non vuole, se i sui accoliti non vogliono, forse eccetto il cerchio magico dei fedelissimi che comunque stanno già litigando fra loro come ci viene confermato, Alfano dovrà pure concedergli delle garanzie per il futuro in caso di sconfitta. Intanto il comitato d'affari, tranquillizzato, prosegue alacremente nella sua attività, tanto che delle 38 delibere sull'urbanistica che a dicembre venivano annunciate di prossima discussione in Consiglio, risulta che in aula ne siano pervenute 18. Alle altre dovrebbe provvedere direttamente la Giunta grazie ad una legge regionale che glielo consente. Ma questa è un'altra storia che approfondiremo nei prossimi giorni.

 

                                                                             Giuliano Longo