I segreti del rimpasto

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La vulgata sul rimpasto diffusa da Gianni Alemanno e Alfredo Antoniozzi vuole che Gemma Gesualdi (assessore in pectore alla Casa) sia stata scaricata venerdì scorso all'ultimo momento per le protesta della Comunità ebraica contro l'esponente del XII municipio che aveva, scherzosamente dice lei, inviato la famosa cartolina augurale di fine d'anno raffigurante il duce.

Questa ipotesi avvallata domenica da Repubblica anche dopo le proteste del segretario romano del Pd Marco Miccoli, avrebbe indotto il sindaco, notoriamente attento ai valori dell'antifascismo, a puntare in fretta e furia su un nuovo cavallo, Lucia Funari sino ad ieri dirigente al Patrimonio che ricadeva sotto le competenze di Alfredo Antoniozzi. Alfredo, anche parlamentare europeo, si sarebbe fatto da parte con un gesto di signorile eleganza per tirar fuori dall'impasse Gianni. A ben vedere la nomina della Funari, proveniente da Cosenza come l’ex assessore, rappresenta semplicemente il prosieguo della sua gestione (o non gestione) dell'assessorato del quale il factotum per l'emergenza abitativa rimane Maurizio Bianchini così come forse lo sarebbe stato la nomina della Gesualdi amica di Antoniozzi. Ma stando così i fatti perché bruciare la Gesualdi sul filo di lana? In fondo l'esponente del XII municipio ci risulta essere una cattolica impegnata nel sociale e con radici in una famiglia di matrice socialista, tutt'altro insomma che una naziskin. Inoltre perché la Comunità ebraica avrebbe dovuto menar scandalo su quel nome proprio oggi che una sua esponente, Ester Mieli, assume il prestigioso incarico di capo ufficio stampa di Alemanno che fu già del fedele Turbolente? C'è qualcosa che in tutta la vicenda non quadra e già l'avevamo scritto in prima pagina sabato scorso, perché il veto alla Gesualdi non è venuto dalla Comunità ma dai tre consiglieri Orsi, Piccolo e Ciardi, che hanno puntato i piedi su quel nome imponendo al sindaco una scelta diversa. Esclusa la possibilità che Orsi e soci si siano fatti paladini del capo della Comunità, Pacifici, resta l'ipotesi che i tre abbiano fatto pressioni sul sindaco per avere vantaggi politici in questo scorcio di legislatura, quando tutti tentano di accaparrarsi il meglio. Ormai i tempi stringono e molti, come Orsi che è stato rinviato a giudizio, vedono sfumare la rielezione al Consiglio di Roma Capitale. Tanto vale sparare le ultime cartucce su un sindaco ormai sfiancato. Questo hanno fatto i “tre dell'Ave Maria” minacciando di passare armi e bagagli al gruppo misto, con il rischio che ogni futura votazione in aula dovesse essere condizionato da una opposizione più o meno benevola.

Ieri il mini rimpasto è avvenuto e Antoniozzi non può dispiacersi della scelta, così come la Comunità che vede ai vertici del Campidoglio una sua esponente e una professionista con un passato di amichevole collaborazione con Veltroni. Tutti contenti allora, Comunità, Antoniozzi, Orsi, Lucia Fornari. Un po' meno la Gesualdi, ma a rimpasto fatto il sindaco ha ben altro cui pensare. Una fronda tutta interna al Pdl e l'assessore Aurigemma già in libera uscita, forse un domani verso i lidi dell'Udc. Un crepuscolo di questa amministrazione tutt'altro che degli Dei di Wagneriana memoria, ma semplicemente di una classe politica inadeguata a caccia delle ultime prebende. Così si consuma il ciclo alemanniano nello spento grigiore del nulla.

Giuliano Longo