La miccia accesa a via del Gambero

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La storia (nota) dell’antico e pregiato stabile di via del Gambero, in pieno centro a Roma, inizia nella seconda metà dello scorso dicembre, quando vengono annunciate una trentina di delibere urbanistiche che avrebbero dovuto passare al vaglio dell’aula Giulio Cesare. Fra queste una particolarmente importante, riguardava improprio questo stabile posto fra via del Gambero, via della Vite e via del Corso. Ebbene, da questo complesso di 8000 metri quadri la Ribes srl ricaverà una miriade di miniappertamenti e negozi di grande pregio sicuramente costosissimi.

Su Repubblica, parlando di questa delibera, la numero 54, l’assessore all’Urbanistica Marco Corsini respingeva l’accusa di speculazione lanciatagli sullo stesso giornale dal consigliere del Pd Massimiliano Valeriani, duramente contestato anche dal collega di partito Gianfranco Zambelli (miracoli della trasversalità). Corsini affermava che «l’operazione servirà a trasferire le sedi direzionali al fine di ridurre il carico urbanistico….». Contraddizione in termini, perché aumentando il numero degli insediamenti il carico urbanistico aumenta, tanto che la Ribes pagherà al Comune 1 milione e 375mila euro di oneri accessori. A un esame più attento pare che l’Amministrazione faccia leva su ragioni di “pubblica utilità” per favorire interessi privati senza considerare le ragioni della collettività. Infatti questa operazione che viene fatta in deroga al Piano Regolatore, autorizza la costruzione di miniappartamenti di pregio per ricchi facoltosi, camuffati da un intervento di “recupero” per un edificio che vanta una storia di sede istituzionale e di uffici nel centro storico. Non solo, ma si deroga apertamente alle norme tecniche del piano regolatore, le quali prevedono che “il frazionamento delle unità immobiliari esistenti non è consentito, salvo che per la ricostituzione di unità edilizia o immobiliari interessate da precedenti processi di accorpamento”. Invece nello stesso edificio è prevista la realizzazione di spazi commerciali al piano interrato, al piano terra, al piano ammezzato, con la conseguente esigenza di scale, ascensori e lucernari per illuminare il sottosuolo che vanno ancora una volta in deroga alle norme e ai regolamenti vigenti.

Per di più di fronte all’assoluta assenza di parcheggi fanno riscontro gli oneri accessori pagati al Comune che non risolveranno certo i problemi di congestione della centralissima area. Ma il peggio deve ancora venire perché il consigliere Valeriani ci fa sapere in una nota che la delibera è già passata in giunta il 6 febbraio senza che fosse affrontata la discussione in aula. «Come una bomba ad orologeria, la deflagrazione si è abbattuta e ha colpito, subito, il delicatissimo centro storico di Roma». Così è bastata una semplice decisione presa dalla giunta capitolina, scrive il consigliere del Pd «e il timer ha innescato proprio a via del Gambero la prima miccia» di speculazioni ben più diffuse. Sorge allora spontaneo il dubbio sulla liceità di una decisione formale della giunta che introduce una vera e propria variante al piano regolatore senza affrontare la discussione in Consiglio che sarebbe la via obbligata, anche se è ormai ampiamente noto che di variante in variante il Piano Regolatore va a farsi friggere. Basti guardare molte delle 18 delibere che il consiglio va discutendo in questi giorni che di varianti ne prevedono in abbondanza.

Giuliano Longo