Sanità laziale schiacciata dalla burocrazia

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C’erano tutti o quasi ieri, da Gianni Alemanno a Renata Polverini, il Gotha degli amministratori che ha ascoltato in religioso silenzio le parole del presidente della Corte dei Conti del Lazio, Salvatore Nottola, per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2012. Parole pesanti come pietre su un sistema diffuso di sprechi e corruzione che ogni anno si reiterano fra l’indifferenza di politici e amministratori.

L’unico dato confortante di quella relazione è che le condanne emesse dalla Corte nel Lazio si sono dimezzate da 100 milioni del 2010 a 50 nel 2011. Segno di resipiscenza degli amministratori? Certo, compito della Corte su iniziativa della Procura regionale, è quello di vigilare sui danni provocati da una cattiva gestione degli enti locali e delle aziende sanitarie, delle società partecipate dallo Stato o dagli enti locali, o anche i rapporti fra la pubblica amministrazione e coloro che assumono funzioni pubbliche. Ed è per queste vaste praterie pubbliche che Nottola ha parlato di “disinvolte gestioni finanziarie” con l’utilizzo, ad esempio, di rischiosi strumenti finanziari quali i derivati come accaduto per il comune di Velletri e Poste Italiane. Nottola ha poi citato una sentenza per danno erariale emessa a carico del direttore del museo di Castel Sant’Angelo, direttore dei lavori e il tesoriere, i quali disinvoltamente hanno distratto somme destinate alla sicurezza degli impianti per ristrutturare l’alloggio di servizio interno ad uso personale. C’è poi il poco nobile esempio dei componenti del Cda e del collegio dei revisori di Alitalia che si sono attribuiti emolumenti variabili collegati al raggiungimento di obiettivi mai conseguiti. Si cita ancora la condanna per il presidente del consorzio Gaia di Colleferro per i danni arrecati a una società controllata a seguito dell’applicazione di un sovrapprezzo ingiustificato da parte di un fornitore, che aveva l’unico scopo di corrispondere tangenti. Il procuratore regionale Angelo Raffaele De Dominicis ha poco dopo puntato il dito sulla sanità dove «durante il 2011 sono stati riscontrati gravissimi illeciti» e «si è accumulata una stratificazione di apparati che hanno stravolto il quadro d’insieme, fino all’attuale crisi».

Quindi non ci sono solo la cattiva gestione o le truffe di qualche clinica convenzionata, ma soprattutto la degenerazione dovuta all’appesantimento burocratico delle Asl. Esempio ne siano i 4 atti di citazione della procura regionale a dirigenti amministrativi della sanità pubblica, con l’accusa di avere utilizzato illegittimamente personale amministrativo in attività superiori. Per De Dominicis queste vicende non meriterebbero grande attenzione se non costituissero sintomi di un malessere più grave causato da difetti organizzativi e da omissioni di controllo. Ma è la corruzione il vero cancro del settore pubblico. «Le opere pubbliche che non si realizzano o che restano incomplete o abbandonate sono un esempio – ha detto – di questa situazione: queste anomalie sono causate quasi esclusivamente dalla corruzione che prolifera in meccanismi procedimentali troppo sofisticati » che sono il «brodo di cultura della corruzione. Sussiste un legame mostruoso tra spesa gonfiata, disservizio, corruzione e danno erariale». E cita poi un esempio capitolino oggetto di recenti polemiche: «per l’incidenza perniciosa della corruzione si son riversati sulla finanza pubblica costi veramente insopportabili e moralmente inaccettabili come ad esempio i problemi emersi nella prima fase di realizzazione della linea C della metropolitana di Roma».

Denuncia immediatamente raccolta dal consigliere capitolino del Pd Massimiliano Valeriani che ricorda come l’opposizione avesse denunciato più volte non solo il moltiplicarsi dei costi di questa opera, ma anche i clamorosi ritardi, per non parlare delle poco comprensibili varianti nel tracciato iniziale. «Non solo – aggiunge – anche per i collaudi c’eravamo indignati perché sono stati offerti iperbolici compensi a consulenti esterni e con il metodo “intuitu personae”, quando l’Azienda Roma Metropolitane S.p.A. per sua mission e natura dovrebbe aver risorse e strumenti interni all’uopo preposti. Insomma, la metro C sta diventando ogni giorno che passa una croce e la sua ultimazione una lontana chimera».

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