Gli uomini dei servizi ci costano un milione

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Che il consigliere del Pd Athos De Luca si svegli adesso e denunci una situazione che questo giornale aveva segnalato già qualche anno fa, non sorprende. Basta leggere la cronaca nera dei giornali o riportare quanto è stato scritto ad abundantiam sulla penetrazione della criminalità dei colletti bianchi nell'economia e nel commercio della capitale.

Comunque fa bene Athos a ricordare che il Generale Mario Mori (con il quale il sindaco non è sempre stato in ottimi rapporti) nominato dal sindaco all'inizio del suo mandato  per il coordinamento delle politiche perla sicurezza per oltre300mila euro, ha in assegnazione numerosi vigili. Non solo, ma ha alle sue dipendenze altri ex dei Servizi fra i quali Mario Redditi, già capo di gabinetto al Sisde, il cui compenso è di 365mila euro in tre anni. Ad affiancarlo c’è anche un docente della Polizia di Stato, Giuseppe Italia (compenso 235mila euro). E, ultimo, Luciano Lorenzini(272mila euro). Senza dimenticare che sino alle sue dimissioni, l'anno scorso dal ruolo di vice prima e di capo di gabinetto poi, c'era Alfredo Mantici anch'egli proveniente dal vecchio Sisde. Se può sembrare irriverente la domanda di De Luca su cosa abbiano prodotto finora, salvo la spesa di oltre 1 milione per lo stipendio, ci pare più pertinente porre un quesito di sostanza.

Cosa ha indotto Gianni Alemanno a circondarsi di uomini dei Servizi di intelligence appena messo piede in Campidoglio? Sicuramente la paranoica (o strumentale) ossessione per la sicurezza che ha guidato la sua campagna elettorale e pervaso gran parte del suo mandato con esiti deva-stanti per la sua immagine dopo gli eventi che si sono succeduti, dagli stupri, agli omicidi agli arresti fra la grande criminalità organizzata. Fenomeno quest'ultimo che esperti quali il professor Ciconte, inascoltato, segnalavano già da anni. C'è poi l'aspetto folclorico del sindaco sceriffo, di moda sino a qualche anno fa sull'esempio leghista, che fra i suoi primi viaggi decise di andare a New York per 'studiare' i metodi di Rudolph Giuliani, del New York Police Department e dell'F.B.I. Tanto che Gianni fece suo lo slogan "tolleranza zero" (ma de che?).

Come se a Roma non esistessero forze di contrasto alla criminalità più che organizzate e competenti cui chiedere lumi. Forse vi è qualcosa di più nella scelta di quei rispettabilissimi professionisti dell'intelligence: la prossimità storica di certi ambienti della destra con quegli apparati. Uno spreco? Forse, visti i risultati, ma soprattutto il fallimento di un sindaco che ha voluto prevaricare le proprie competenze in materia di sicurezza e di repressione della criminalità, anziché agire sul terreno a lui proprio che è quello del sociale sulle periferie abbandonate, delle reti di protezione per i più deboli.

Un sindaco che ha malamente abbandonato il sociale alle cure della Chiesa e del volontariato laico e cattolico. Tanta repressione proclamata sino alla nausea senza tentare la mobilitazione diffusa della coscienza civica degli onesti. C'è poi un aspetto che potrebbe rivelarsi inquietante. Non va dimenticata, come riportavano alcuni quotidiani all'inizio di questo mese, la vicenda che vide Alemanno quale parte offesa contro otto sedicenti appartenenti ai servizi segreti che tentarono di rifilargli la sola dei falsi dossier (800 pagine) relativi al presunto coinvolgimento di alcuni esponenti politici in diversi scandali. Gianni era allora (2006) ministro dell'agricoltura. Certo, i tempi sono cambiati, anche i vertici dei servizi e quello del Copasir (commissione di vigilanza) ma la curiosità e la tentazione potrebbero reiterarsi.

                                                                                                                                       Giuliano Longo

 

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