Sociale e famiglia solo a fine mandato

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Uno su mille ce la fa” è il ritornello di una famosa canzone di Gianni Morandi. E guarda caso domenica scorsa al sindaco Alemanno che ha fatto la mezza maratona dell’Eur è capitato proprio il pettorale numero mille. Una fatalità che ci costringe a porci una domanda. Ma lui ce l’ha fatta? E’ riuscito a essere il sindaco più amato di questa città?

L’ultima trovata dell’inquilino del Campidoglio è quella di avere annunciato davanti al card. Bertone che ad aprile si terranno gli stati generali del sociale e della famiglia. Un’altra occasione per spendere soldi in un momento di crisi. Immaginiamo che la regia di questo evento verrà affidata al vicesindaco e assessore alle Politiche Sociali, Sveva Belviso ribattezzata nei corridoi del Campidoglio la “bella addormentata nel bosco”, e visto che si parla di famiglia non potranno mancare i fondamentali consigli dell’assessore con le “ciavatte”, Gianluigi De Palo. Fatto curioso che si convochino gli stati generali sul sociale alla fine del proprio mandato, soprattutto dopo quattro anni di totale assenteismo da parte della giunta Alemanno proprio in un settore, quello del sociale, oggi più che mai importante in una città insicura e sempre più povera. Ci saremo aspettati un evento del genere all’inizio per declinare la propria visione della città e per affrontare i tanti problemi che l’affliggono soprattutto nel settore del welfare.

E invece no, lui, Alemanno ancora una volta ci stupisce con effetti speciali e approfittando della presenza del cardinale segretario di stato (che altrimenti non lo avrebbe mai ricevuto) annuncia che finalmente Roma Capitale ha deciso di occuparsi del sociale e dei servizi alla persona. Per fortuna che su questa iniziativa non esiste il copyright altrimenti il sindaco avrebbe dovuto chiedere il permesso alla Provincia e al suo presidente Zingaretti che gli stati generali del sociale li hanno fatti l’anno scorso. Ma come se non bastasse a meno di clamorose smentite il sindaco chiama a organizzare questo avvenimento due degli assessori più evanescenti della sua giunta: la Belviso e De Palo appunto. Nei municipi oltre al caos legato alle gestione degli asili nido, le politiche sociali sono allo stremo. In alcuni come l’VIII ci sono liste d’attesa di mesi per potere avere un appuntamento con un assistente sociale. Non esiste una politica del welfare decisa, lineare, chiara ed efficace. Anche in questo settore si è andati avanti a suon di provvedimenti di emergenza. Il piano rom, naufragato miseramente, è un altro esempio di come sono state amministrate le politiche sociali in questa città.

Approfittiamo per domandarci che fine abbia fatto Giampiero Monti, delegato del sindaco per le questioni rom. Alcuni ci suggeriscono che lo hanno sistemato in una delle tante società satelliti del comune. Nemmeno l’uomo nuovo scelto dal sindaco è riuscito a dare una svolta epocale a questo settore in particolare a quello della famiglia. Purtroppo è così perché De Palo, a parte i proclami e i comunicati stampa, non ha fatto altro. Addirittura pur di compiacere Gianni Alemanno, si è dichiarato d’accordo con la divisione forzata delle famiglie rom sgomberate. Per lui esistono solo alcune famiglie numerose, escluse quelle immigrate o con disabili. A tutti ha promesso il quoziente familiare presentandolo come la soluzione ai mali di Roma. Ma nessuno ha il coraggio di dirgli che è tutta una presa in giro perché con i “chiari di luna” che ci aspettano sarà difficile che si possano effettuare tagli a favore delle famiglie. Gli unici obiettivi che ha raggiunto sono quelli delle assegnazione dei bandi come quello delle mense o dell’agenzia per le tossicodipendenze. In questo la famiglia non c’entra nulla. Insomma questi stati generali nascono sotto i peggiori auspici anche perché il sindaco non dà veri segnali di austerità e continua a spendere migliaia di euro per illuminare via del Corso oppure per organizzare un carnevale romano dai costi milionari. E Roma soffre.

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