Ospedali, Codici annuncia un esposto

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Dopo aver scritto la frase "Mi state a cuore" su tutti cartelli pubblicitari di Roma,in molti sembrano prendere le distanze dalla sanità di Renata Polverini, da mesi nella bufera degli scandali dell'inefficienza. Sarà che anche la sanità del Lazio è da anni preda di ristrutturazioni e tagli che si accaniscono per lo più sul numero dei posti letto e sul personale senza puntare a forme più moderne di efficientamento del sistema (subiti tagli per oltre 7mila posti letto e 26 ospedali e 11 pronto soccorso chiusi dal 2005 a oggi) ma al punto in cui si è arrivati sono proprio i pronto soccorso a subire i disagi maggiori, in quanto terminali strozzati di un servizio mal organizzato da capo a piedi.

Ieri è stata l'associazione Codici a sottolineare ancora una volta lo stato dei nosocomi romani, puntando il dito anche contro il San Camillo: «La sanità nel Lazio affonda nel fango – ha dichiarato in una nota Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici – Di estrema gravità è infatti la situazione in cui versano i nostri ospedali, la mancanza di posti letto nei reparti e i pronto soccorsi congestionati sono la conseguenza della cattiva gestione della “res publica”. E' proprio nei pronto soccorso delle aziende ospedaliere della capitale che si riscontrano le maggiori criticità – dice il Codici – Tra i vari casi documentati dalla Commissione Parlamentare, riportiamo la vicenda consumatasi al San Camillo, dove una donna di 82 anni classificata come “Codice verde” è morta a luglio 2011 dopo 21 ore di attesa al Pronto Soccorso. Sempre secondo Codici «gli scandali scoppiati in questi giorni nei Pronto Soccorsi del San Camillo, con i pazienti soccorsi per terra e dell’Umberto I, con la donna legata mani e piedi ad una barella, dovrebbero far riflettere sulle modalità di gestione dei posti letto nei vari reparti. Perché se in generale i Pronto Soccorsi sono in sofferenza, molto dipende, oltre che dai tagli inferti alla sanità, anche da questo strano e poco chiaro meccanismo di attribuzione dei posti letto ai pazienti – conclude Giacomelli – Chiediamo che si faccia luce sul modus operandi, per questo invieremo un esposto alla Procura della Repubblica».

In difesa del direttore generale del San Camillo Aldo Morrone è però intervenuto il Codacons che ha puntato l'attenzione sulla professionalità del professore «da sempre al servizio degli ultimi nel corso della sua carriera sanitaria» e ha richiamanto l’esigenza di «riforme strutturali dell’intero sistema sanitario nazionale, che avrebbero dovuto porre in essere le classi di governo via via succedutesi nel corso dell’ultimo quindicennio, e che a partire dai medici di base responsabilizzino altri livelli del sistema sanitario, per affrontare casi medici che per la loro cura, di certo, non hanno bisogno del pronto soccorso ». Ciononostante, anche il Codacons è costretto a constatare come «già dalle prime ispezioni compiute dai Nas», sia emersa una situazione di «grave sovraffollamento al San Camillo, come a Tor Vergata, conseguenza del costante e progressivo taglio dei posti letto, che sembra essere l’unica vera riforma che i vari governi degli ultimi anni sappiano fare. E intanto le proteste continuano, anche da parte dei cittadini che ieri davanti al Cup dell'ospedale San Giovanni hanno distribuito volantini e inscenato un flash mob in cui apparivano con addosso una maschera con il volto della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, con una forbice in mano e tre persone distese per terra fasciate con garze sotto un gazebo che portava la scritta "Pronto Soccorso dell'H Santa Renata". I tre personaggi gridavano: "Renata speriamo di non starti a cuore".