Belviso annuncia il “contratto legalità”

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Chi ha accusato Sveva Belviso di snobbare il lavori dell'aula Giulio Cesare mentre si discuteva la sorte delle farmacie comunali (Farmacap) non è lontanamente al corrente di quanto l'avvenente vice sindaca si stia prodigando per rendere effettiva la delega alla sicurezza che Alemanno le affidò a suo tempo. E ancor più in malafede è chi ha criticato la sua visita a Tel Aviv nei giorni scorsi, come se la bella Sveva avesse tempo da perdere in futili viaggi. Si, perché Sveva si è recata in Terra Santa per apprendere, conoscere e valutare i sistemi di sicurezza di quel Paese costantemente a rischio terrorismo ed in perenne tensione prebellica. Ma solo ieri l'arcano peregrinare della vice sindaco si è rivelato in tutta la sua concreta utilità. Sveva è andata in quelle tormentate terre per studiare i sistemi di video sorveglianza di Tel Aviv, tanto che appena rientrata ha subito messo a frutto la sua esperienza e ha annunciato che è allo studio un progetto che si chiamerà 'Contratto di legalità di quartiere'. Dopo i 'patti' per Roma Sicura ci mancava proprio un 'contratto' (copyright Crespi/Berlusconi?) con i cittadini, solo che questa volta si pensa (in quell'inesauribile laboratorio di idee e di pochi fatti che è il Campidoglio) di dare la possibilità, anche ai privati cittadini, di dotarsi di telecamere e collegarle alla Sala Sistema Roma per poter avere un contatto diretto con i vigili urbani. Insomma, qualcosa di più pop rispetto a quanto già fanno i riccastri a protezione dei loro beni e delle loro ville con polizia e carabinieri. La genialata potrebbe anche essere utile sotto il profilo psicologico per qualche cittadino di Centocelle, Primavalle, Tor Pignattara sconvolto dal solito omicidio quotidiano, ma abbiamo la vaga sensazione che il cosiddetto Sistema Roma, che non riguarda il totocalcio ma il circuito di telecamere cittadine, non funzioni granché anche per una sconsolante carenza di organico. Che poi i vigili siano in grado di intervenire nel corso di un conflitto a fuoco o durante un tentativo di scasso, ci permettiamo di avanzare qualche flebile dubbio. Ma Sveva è donna di poche chiacchiere e ci fa sapere che si partirà subito con un progetto-pilota in alcuni quartieri della Capitale per poi estenderlo a tutta la città. Al momento non è dato sapere: quanto costerà il progetto; a chi verrà affidato (forse al Mossad?); se sarà coordinato con i sistemi di video sorveglianza di carabinieri e polizia; quante telecamere saranno disponibili, dove e per chi visto che le famiglie romane assommano a diverse centinaia di migliaia. Vista così l'iniziativa appare come il solito e inconcludente proclama sulla sicurezza, una genialata che non entusiasmerà certo i nostri pizzardoni che vorrebbero più manutenzione ai loro mezzi, più organizzazione e controllo per lasciar fare il mestiere della sicurezza, quella vera, a chi è addestrato. Ma fallo capire a chi si inventa i viaggi a New York ieri e a Tel Aviv oggi senza accorgersi che la saga di sindaci o vice sceriffo è definitivamente tramontata.

Giuliano Longo