Le ordinanze tornano, i conti no

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Il primo progetto del tunnel dell’Ara Pacis è dell’ottobre 2006: Veltroni e Morassut inseriscono l’opera nella prima ordinanza dei poteri speciali del sindaco per fronteggiare l’emergenza traffico della capitale e assicurano che l’opera non comporterà l’abbattimento di «neanche un platano», né «parcheggi interrati nei bastioni del Tevere», che «sarà interamente finanziata con fondi comunali» e che «venti dei quaranta milioni necessari sono già stati trovati».

I lavori dovrebbero partire nel settembre 2007. Invece nel 2008 arriva Alemanno, che, oltre al parcheggio del Pincio, con un’altra ordinanza cancella anche il sottopasso, a causa di «una difficoltà realizzativa connessa a profili di sicurezza stradale, di tutela ambientale per la fascia di rispetto dall’impianto radicale delle alberature, nonché di risorse finanziarie, tali da ritenere l’opera, allo stato, non più realizzabile». Stranamente il gruzzolo messo da parte, che viene “rispalmato” su altri interventi viari, è di soli 6 milioni di euro. Ma pochi mesi dopo Alemanno cambia di nuovo idea e nel settembre del 2010, questa volta con una delibera di giunta, rispunta il tunnel. Non si sa se “i profili della sicurezza stradale” nel frattempo siano migliorati, sicuramente per i platani sul lungotevere non c’è nessuna fascia di rispetto e, per quelli sui bastioni, nessun rispetto tout court, visto che molti dovrebbero essere eliminati. Le risorse finanziarie invece vengono reperite, ma attraverso la realizzazione in project financing di un parcheggio in via Passeggiata di Ripetta, che con 152 box e 294 stalli a rotazione dovrebbe ripagare i lavori del sottopasso, che adesso vengono calcolati circa 16 milioni di euro (rispetto a quello di Veltroni però il tunnel si è “accorciato”, così che non verrebbe bypassato nemmeno un semaforo sul lungotevere).

Ufficialmente il parcheggio verrebbe realizzato in primis per pagare il tunnel, in secundis in funzione della pedonalizzazione del Tridente, cioè per offrire box ai residenti che non potranno più parcheggiare sotto casa e stalli a rotazione a quelli che si ostinano a voler raggiungere il centro con la macchina. Peccato che ad oggi del sottopasso nulla più si sa, anzi pare che non si possa realizzare proprio perché le “prescrizioni” di altri assessorati, fra i quali quelli all’ambiente, prevedono lavori aggiuntivi o modifiche sostanziali al progetto i cui costi fanno sballare per eccesso i conti originari del project financing. Come queste “prescrizioni” abbiano potuto giungere solo ora e dopo la conferenza dei servizi rimane un mistero, spiegabile solo con la scarsa concertazione su opere così rilevanti.

gl