«Il Dea dell’Umberto I è al collasso»

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Gli spazi operativi al Dea dell’Umberto I congestionati. Medici e infermieri costretti a lavorare con grande difficoltà che non possono assicurare l’adeguata riservatezza e il necessario comfort ai pazienti. Questa la situazione riscontrata ieri da una delegazione dell'ordine provinciale dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma. Si tratta di una nuova tappa di ricognizione nei pronto soccorso romani.

Dopo il San Camillo, ieri pomeriggio è stata la volta del Policlinico Umberto I. Il presidente Roberto Lala e il vicepresidente Giuseppe Lavra si sono trattenuti a lungo nella struttura e con il personale addetto e hanno riscontrato gravi carenze, in particolare nella cosiddetta “piazzetta”, nonostante la giornata relativamente tranquilla dal punto di vista degli accessi. «Professionalità e dedizione del personale però sono fuori discussione: i problemi sono legati ai troppi accessi impropri per mancanza di filtri sul territorio, alla scarsa ricettività di pazienti in uscita dal pronto soccorso, alla struttura e alla programmazione non rispondenti alla richiesta di assistenza verso questo nosocomio. E’ impensabile e ingiusto – ha affermato il presidente dell’ordine – scaricare tutto ciò sulle spalle dei medici. Qui si tratta di ripensare l’intero modello del Dea e della medicina territoriale». Vista la situazione l’ordine chiederà ufficialmente alla direzione generale dell’Umberto I di rendere note le motivazioni della sospensione dal servizio di Modini e Bertazzoni. Contestualmente ha annunciato che promuoverà un tavolo regionale per rivedere l’organizzazione e le funzioni dei Pronto Soccorso della città, con un confronto tra tutte le parti coinvolte.

Roberto Lala, inoltre ha ricordato che «al Dea dsi registrano circa 138mila accessi l’anno, quasi il doppio di quelli del San Camillo: un flusso che inevitabilmente genera punte di criticità nell’attuale struttura. E’ da oltre trent’anni che si attende lo sviluppo di una medicina del territorio che sia di riferimento ai cittadini per 365 giorni l’anno e filtro efficace verso gli ospedali, ma è ancora una chimera».