Il sindaco sogna la fuga dalla capitale

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Gianni Alemanno evidentemente scherzava quando ieri a un’intervista su Repubblica, tutta centrata sulle sue prospettive politiche più che sulle questioni del governo di questa città, accennava a una sua candidatura alla guida del Pdl. Gianni, lo sappiamo, resterà con noi almeno sino alla primavera del 2013 anche se non vedrebbe l’ora di trovare una via di uscita e l’avrebbe trovata alla grande con le sue sensazionali dimissioni dopo il diniego del governo sulla candidatura capitolina alle Olimpiadi.

Nei giorni scorsi la stampa ha parlato invece di un sondaggio che il sindaco avrebbe commissionato per stimare le possibilità di successo elettorale della sua vice, Sveva Belviso, che da parecchi mesi si dà un gran da fare, tanto che anche lei ne avrebbe commissionato uno tutto suo (non sappiamo a spese di chi) in alcuni municipi. Ora Alemanno parla di primarie che saranno tutte interne al Pdl e che non lasceranno grande spazio a un ventaglio di candidati, tanto più che la rampelliana Giorgia Meloni si sarebbe immediatamente sottratta alla disfida vantando una sua caratura “nazionale”, solo per aver governato per qualche anno l’inesistente ministero della gioventù. Ma dove Gianni ha picchiato duro nell’intervista è sul cosiddetto terzo Polo che a suo avviso a Roma non supererà il 10% dei consensi. Eppure per mesi ha lavorato allo scopo ottenere l’appoggio dell’Udc promettendo assessorati e la sua posizione di oggi appare un pò come quella de la volpe e l’uva “nondum matura est”. In fondo cambiare e soprattutto promettere poltrone, è un pò la sua specialità di sindaco, come è successo con la figlia di Almirante. Eppure il partito di Casini queste affermazioni non le ha proprio gradite tanto che Alessandro Onorato, capogruppo Udc, lancia in resta, ha scoperto le carte affermando «alle prossime amministrative avremo un nostro candidato e un nostro programma, a prescindere dalla volontà del sindaco Alemanno». Lodevole ambizione se non fosse che il proscenio delle prossime comunali potrebbe divenire davvero molto affollato con Alemanno, Zingaretti, Storace per La destra e Abete per il terzisti. Pretattica? Forse, ma resta comunque il fatto che i sondaggi (quelli veri e non quelli del suo spin dottor Luigi Crespi) danno il sindaco in caduta libera.

Tuttavia nella possibile frammentazione delle forze in campo tutte protese a garantirsi i vantaggi del ballottaggio eventuale, si sottovaluta il vero, grande protagonista delle prossime elezioni: quel 40% fra incerti e non votanti dichiarati che potrebbe riservare grosse sorprese a una politica che appare sempre più autoreferenziale. Infine non sono da escludere le sorprese per quanto riguarda le candidature. C’è chi giura che l’ormai famoso ministro Riccardi, famoso per le sue poco apprezzate esternazioni sulla politica in generale, gustato il frutto proibito del governo, in quello intenda rientrare dopo le politiche del 2013, ma nel mondo cattolico che lo sostiene, circola voce che non disdegnerebbe affatto di entrare nell’agone della competizione romana. Gossip, illazioni, tutto quel che volete, ma intanto Alemanno rimane legato a quella poltrona più per “la forza del destino” che per sua volontà.

Giuliano Longo