Tor Vergata, ospedale di frontiera

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È come «pretendere che un atleta ben preparato possa cimentarsi e vincere con un braccio legato dietro la schiena e le catene ai piedi». Il paradosso è di Roberto Lala, presidente dell’Ordine dei medici che si riferisce al pronto soccorso del policlinico Tor Vergata, visitato ieri da una delegazione dell’Ordine provinciale dei medici-chirurghi e odontoiatri di Roma, terza tappa dopo le ricognizioni decise dall’Ordine a seguito delle denunce e delle polemiche sul caos dei pronto soccorso nella capitale.

Le precedenti ricognizioni erano avvenute al San Camillo e al policlinico Umberto I. Dopo aver visitato le varie aree operative il giudizio di Lala è molto chiaro: «Per spazi, dotazioni e professionalità la struttura è un fiore all’occhiello della sanità romana e del Lazio. Eppure non può operare con tutte le sue potenzialità per mancanza di personale e la sua funzione primaria è snaturata dall’assenza di presidi di prossimità sul territorio». Insomma, una sorta di ospedale di frontiera, quasi una cattedrale nel deserto di strutture sanitarie intermedie. In questa situazione le conseguenze ricadono sui pazienti, su medici e infermieri che devono supplire ai gravi buchi di organico «con stress continuato e rischio di errori». Già, perché il personale è costretto a lavorare anche nei giorni di riposo e con un plus orario mensile medio di 30 ore, coprendo con grande difficoltà malattie e ferie. Accompagnata dal direttore generale Enrico Bollero e dal direttore sanitario aziendale Isabella Mastrobuono, la delegazione ha riscontrato una situazione «ben organizzata ma sempre al limite del sovraffollamento anche con accessi non particolarmente numerosi». Al momento della visita nel pronto soccorso c’erano 35 pazienti che aspettavano un posto nei reparti di destinazione, con un’attesa massima dichiarata di 48 ore. Certo un affollamento ridotto rispetto alle scorse settimane, ma generalmente i pazienti in attesa di destinazione sono 40-45 ai quali vengono dedicati solo 2 medici e 2 infermieri, con una media davvero angosciante di un infermiere ogni 20-25 pazienti.

C’è anche da dire che a causa della mancanza di 60 addetti, la terapia intensiva riesce a utilizzare solo 12 dei 24 posti letto disponibili. Inoltre per la stessa ragione da novembre è chiusa una delle due sale mediche e ciò provoca un aumento dei tempi di attesa in caso di alto afflusso di pazienti con i codici gialli che arrivano ad aspettare anche 2 ore. Il pronto soccorso di Torvergata è l’unica risorsa per un territorio vastissimo, che comprende VIII e X Municipio e assorbe anche parte di quello dell’Asl Rm/H, con un tessuto sociale assai difficile e una forte componente di pazienti fragili. E qui, più che in altre realtà visitate in precedenza dall’Ordine, l’assenza di strutture intermedie di prossimità è drammatica. Alla fine della ricognizione l’Ordine ha acquisito una dettagliata analisi elaborata dalla direzione sanitaria sulla situazione territoriale in cui opera il pronto soccorso e i flussi di pazienti.

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