Si cerca la discarica ma mancano i bruciatori

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Mentre si discute e si manifesta contro l'allocazione della nuova mega discarica ai Monti dell'Ortaccio dove esistono buone possibilità che lì vada a finire, esclusi per vari motivi gli altri siti, si dimentica che appena qualche mese fa è stato approvato un piano regionale dei rifiuti al quale la presidente della Regione Renata Polverini attribuiva poteri miracolosi a scapito di quello del suo predecessore che tuttavia era sostanzialmente simile.

Questo piano, oltre all'illusoria soglia del 65% di raccolta differenziata entro il 2017, parlava di otto impianti di trattamento meccanico biologico presenti nel territorio del Lazio, ma solo sulla carta perché nessuno lavora a pieno regime. Per esempio nel piano si attribuiscono due impianti di trattamento a Malagrotta, ma è risaputo che solo l’impianto con capacità annua di 187.000 tonnellate è funzionante, mentre l’altro è completamente fermo, e gli altri 7 non vengono utilizzati. Per quanto riguarda lo smaltimento, va ricordato che per contenere le spese comunali, la Regione ha determinato tariffe di accesso agli impianti molto contenute per i Comuni senza alcun intervento a sostegno della Regione. Questo ha portato le aziende del settore a limare notevolmente gli utili precedentemente programmati se non ad avere bilanci in passivo. Per non parlare dei ritardi di pagamento dei Comuni che ogni anno portano regolarmente alla minaccia di serrata degli impianti. C'è poi un problema di costo dello smaltimento oggi pari a circa 50 -55 euro/tonnellata. A questa somma vanno aggiunte varie voci che lo portano a circa 95-100 euro tonnellata. Fatta eccezione per Malagrotta che attualmente costa circa 20 in meno. Questo per quanto riguarda il conferimento in discarica, ma se si passa al trattamento meccanico biologico e la produzione di CDR, il costo è di circa 101–109 euro tonnellata, ancora con l'eccezione Malagrotta dove il costo di riferimento è fissato in 77 euro/tonnellata. Se poi si vuol bruciare il CDR prodotto si spendono altri 78 euro/ton a Colleferro e 56 euro/ton a San Vittore, laddove tale differenza di prezzo si giustifica con i due diversi sistemi di abbattimento fumi, mentre il costo dell'impianto di combustione a Malagrotta non ci è noto, ma si presume inferiore, data la modernità dell'impianto. Ma è proprio sugli impianti che par cascare l'asino, perché siamo ancora a quota 3 contro i cinque bruciatori previsti dal piano, uno dei quali pronto ad Albano ma bloccato da TAR. Con il risultato che in una Regione a rischio rifiuti si bruciano poco più di 700.000 tonnellate anno su una produzione totale di 2.700.000 tonnellate delle quali 1.300.000 solo nella città Roma.

Una nota positiva in tal senso potrebbe essere rappresentata dalla decisione del Consiglio di Stato di sbloccare, come aveva preannunciato il ministro dell'ambiente Clini, il gassificatore di Cecchina Albano (vedi articolo in pagina), mentre le ulteriori due linee di Malagrotta sono autorizzate ma non costruite e le linee di Colleferro ancora non a regime per “colpa” del non completo funzionamento dei TMB di Rocca Cencia e Salaria.Ora il piano prevede che la termovalorizzazione debba aumentare nel 2014 e 2017 proprio per distruggere la produzione di rifiuti di Malagrotta. Allora se non si affronta subito il problema degli impianti di gassificazione o termovalorizzazzione, che richiedono tempi lunghi di costruzione ed adeguamento, c'è il rischio che l'emergenza rifiuti scoppi in faccia a tutti, compresa la destra romana che per un minimo aumento decimale della differenziata leva peana di vittoria.

Giuliano Longo