Rete Attiva, kermesse pre-elettorale

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Dopo la kermesse pre-elettorale di Rete Attiva svoltasi domenica presso gli studi cinematografici De Paolis, Gianni Alemanno può vantare di aver in qualche modo ricompattato, in una raffinata cornice, tutto l’establishment romano che conta e che da lui ha ottenuto benefici e onori in questi quattro anni. Non a caso nella platea degli illustri ospiti convenuti brillava la presenza del presidente dei costruttori romani Batelli e quella di Cremonesi presidente di Acea e della Camera di Commercio. Nè mancavano gli esponenti di parentopoli, quelli della fallita operazione olimpiadi e ovviamente la moglie Isabella Rauti, first lady combattiva e determinata, ma poco attrezzata, secondo alcuni, a raccogliere capillarmente preferenze per il marito. Vera assente dall’augusto consesso, quella destra sociale che pure garantì nel 2008 i voti delle periferie grazie a una rete di circoli e club che ora sembrano rivolgere la loro attenzione e la loro militanza verso La Destra di Storace.

I 2000 presenti, dei quali molti precettati dagli uffici comunali, non avranno colto grandi novità dal discorso del sindaco, tranne l’inizio dei lavori al Colosseo e l’avvio del progetto per Tor Bella Monaca. Alemanno ha ricalcato puntualmente il libro dei sogni che fu sfogliato l’anno scorso con gli Stati Generali per Roma, ma ha fatto capire chiaramente ai convenuti che il mantenimento delle loro prerogative è strettamente legato alle sue sorti anche se continua a circolare insistentemente la voce della sua aspirazione a sfuggire dalla trappola della ri-candidatura. Tuttavia Gianni ha fatto di più perché, escludendo le frange della cosiddetta destra sociale, ha decisamente virato al centro. Mai più con la Lega Nord, attenzione all’associazionismo cattolico e, ciliegina sulla torta, i prossimi Stati Generali (ancora!) della Famiglia. Non si può sfuggire all’impressione che la convention alla De Paolis sia stata costosamente curata da una regia quasi berlusconiana e ne va dato atto ad Ester Mieli, capo ufficio stampa del sindaco, e a Luigi Crespi, suo spin doctor.

Se l’impronta della campagna elettorale del sindaco sarà questa, moderata e americaneggiante, di qui al 2013 di convention analoghe ce ne dobbiamo attendere molte. Gianni ha già selezionato il suo staff e la cabina di regia dei “comunicatori”, ma soprattutto dispone di cospicue risorse finanziarie alle quali sicuramente darà fondo. Ancora ieri lo slogan ripetuto dal sindaco era: terminare il lavoro cominciato. Slogan che potrebbe venir malignamente travisato nel ricordo di parentopoli, degli insuccessi a fronte delle avversità meteorologiche o nello stravolgimento del Piano Regolatore alluvionato (anche lui) da un’ondata di varianti urbanistiche più o meno approvate. Se con le kermesse di Rete Attiva si compattano i beneficiari dell’attuale potere capitolino e anzi si prospettano futuri benefici come la direzione del Teatro Valle ad Albertazzi, mentore anziano di Rete Attiva, manca un altro passaggio politico alla re-investitura del sindaco: quel congresso del Pdl che lui annunciava entro 30 giorni massimo ancora ieri. Qui la faccenda si fa più complicata non solo per le ambizioni di Renata Polverini a rappresentare nel Lazio il nuovo asse di questo partito, ma per le difficoltà a livello nazionale nei rapporti fra l’ex componente aennina e lo stesso Alfano.

Un contrasto che a ben vedere riguarda le sorti future del partito di Berlusconi. Probabilmente quell’assenza non ha un particolare significato, ma alla De Paolis c’era Giorgia Meloni e non Fabio Rampelli, il “gabbiano” motore della vittoria di Alemanno nel 2008. Comunque sia ieri Storace ammoniva: «La scelta di Gianni Alemanno di annunciare la sua ricandidatura a sindaco di Roma andrà verificata a ottobre, quando i giochi saranno più chiari soprattutto a livello nazionale», scriveva ieri su facebook il leader de La Destra. Ma perché proprio a ottobre? Per il semplice motivo che Alemanno potrebbe candidarsi a una delle Camere e in tal caso dovrebbe dimettersi da sindaco sei mesi prima della scadenza elettorale. E allora perché tutto questo ambaradan di convention, stati più o meno generali ecc? Forse per preparare la strada alla sua ambiziosa vice Belviso? Oppure alla rampelliana Giorgia Meloni? O addirittura all’attuale ministra dell’Interno Cancellieri come qualcuno gossippava nei giorni scorsi?

Giuliano Longo