Punti verdi, tutta la storia dal 2006

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Ora che il bubbone dei punti verdi qualità (PVQ) è scoppiato dilagando ormai sulle cronache romane di tutti i quotidiani, non è inopportuno ricordare ai nostri lettori i trenta articoli, servizi ed approfondimenti che Cinque Giorni ha pubblicato già dall'autunno del 2010, quando il consigliere regionale del PD Enzo Foschi presentò il suo esposto alla Procura della Repubblica. Già, perché nel bailamme della polemica politica laddove le parti si rinfacciano reciprocamente i torti e le omissioni, non emergono ancora chiaramente le dimensioni di quella che potrebbe essere la truffa del secolo, almeno per la Capitale.

Ragioniamo quindi sui fatti, o meglio sui soldi che tutta l'operazione ha fatto girare. Soldi nostri, di noi cittadini contribuenti, sia ben chiaro. Accantonate le chiacchiere sulle finalità sociali di queste aree verdi vediamo cosa è successo dal 2006 ad oggi. Con due delibere consiliari del 14 settembre di quell'anno, la 148 e la 149 votate dai consiglieri di tutti i partiti presenti in aula, si autorizzava il Comune a rilasciare garanzia fideiussoria per favorire l'accesso al credito da parte dei concessionari di PVQ. Una fideiussione al 95% per 180 milioni, 90 milioni della Bcc e 90 del Credito Sportivo. Nel frattempo l'affare cresce, le concessioni passano da una società all'altra, i cantieri lavorano e qualche PVQ già funziona, per cui sorge la necessità di rifinanziare tutta l'operazione. Ma questa volta non si risparmia e con delibera n.101 del 17 novembre 2009 il Consiglio, con tutte le forze politiche più o meno presenti in aula, delibera di concedere analoga garanzia al 95% alla Bcc per ben 220 milioni. In meno di tre anni il Comune di Roma finisce per garantire 400 milioni ovvero, tanto per memoria, 800 miliardi di vecchie lire. Una massa di liquidità a costo quasi zero se non per quella quota di garanzia del 5% in quota ai concessionari che presto la Bcc riassorbirà in considerazione della morosità di alcuni poco virtuosi. Soldi che dovevano servire a tirar su strutture sportive, centri fitness, chioschi, ristoranti ecc, ma in molti casi il conto economico non quadra e i concessionari stentano a restituire i ratei di mutuo alla Bcc mettendo oggettivamente a rischio l'erario comunale che ha garantito. Non è casuale che l'associazione dei concessionari invochi una soluzione 'politica' che prolunghi le concessioni oltre i 33 anni, ma soprattutto consenta ai concessionari di pagare i soli interessi sul debito per tempi indefiniti.

Sin qui parliamo di imprenditori in difficoltà o che hanno sbagliato il conto economico; ben diverso è il rischio di soldi che potrebbero essere finiti nelle tasche di qualcuno. Escludiamo per un attimo la presunta corruzione di alcuni funzionari preposti al controllo dei vari stati di avanzamento lavori cui corrispondevano le sostanziose erogazioni di credito e ricapitoliamo alcune vicende. L'imprenditore Dolce finisce in galera per fatture gonfiate di 1 milione e 200 mila euro a fronte di lavori movimento terra al Parco Spinaceto inferiori almeno di 500/600 mila euro, ma c'è di peggio. Feronia ad esempio. Da una perizia effettuata lo scorso anno risulterebbe che la Edil House avrebbe emesso fatture per circa 8 milioni di euro alla luoghi del Tempo' di Lucia Mokbel e del marito direttore ai lavori, l'ingegner Scarrozza. La perizia scrive però di "periodi di presenza non congrui' rispetto all'ammontare delle fatture emesse, adombrando la sovrafatturazione.

Dopo la pubblicazione della notizia incontrammo Andrea Munno che pur non comparendo nella compagine societaria e tanto meno nelle cariche amministrative della Edil House 80, è il patron del PVQ Parco Kolbe in fase di realizzazione. Questi lamentò che la perizia fosse stata effettuata senza un contraddittorio con la Edil House, anzi ci disse di essere ancora creditore dello Scarrozza per oltre un milione. Sarà. Ma resta il fatto che Scarrozza dichiara di aver realizzato lavori per 13 milioni mentre dalla perizia ne risulterebbero realizzati per 7. Ci sono poi i 4 milioni del PVQ Vigor Perconti a tiburtino sud, mai restituiti alla Banca a struttura ultimata. Non sorprende quindi che la Procura stia ormai indagando a tutto campo. Eppure nel 2009 si decise di rifinanziare tutta l'operazione con 220 milioni mentre alcuni sostengono che ne sarebbero stati necessari solo (?) 120. Perché? 67 concessioni ma solo 17 le strutture completate, eppure l'unico documento ufficiale riassuntivo, ancorché incompleto, ci risulta sia stato redatto solo nell'autunno dello scorso anni e già qui le anomalie, come abbiamo pubblicato, risultavano evidenti. Ma per capirvi qualcosa di più o di peggio, occorrerà risalire al giro delle concessioni esistenti e alla loro concentrazioni in alcune mani proprio a partire, guarda caso, dal 2009. (continua)

Giuliano Longo