Molte concessioni in mano a pochi

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Per comprendere con chiarezza l’affaire dei Punti verdi qualità che rischia di costare milioni al Campidoglio, fideiussore al 95% nei confronti della Bcc, sabato scorso pubblicavamo la mappa dei Pvq dalla quale risultava che ad oggi 17 punti sono attivi, dopo l’inaugurazione del Kolbe e altri nove sono in fase di realizzazione. Questo è il dato a bocce ferme perché i 16 in fase di progettazione difficilmente potranno andare a bingo finchè non si saranno placate le acque e chiarita la situazione e tanto meno vedranno la luce i 20 che si dovrebbero delocalizzare, cioè passare a aree alternative a quelle a suo tempo assegnate.

Un giochino, quest’ultimo, che ha permesso a qualche concessionario di ottenere nel tempo aree ben più pregiate di quelle assegnate, concessioni cedute e ricedute in un intreccio inestricabile di società. Non così inestricabile se si guarda ai nomi che continuano a ricorrere nelle cronache di questa complicata vicenda: Fabrizio Moro, ing. Scarrozza, Patrizia Allieri, Lucia Mokbel, Claudio Barbaro e Filippo Leonetti. Tutti in qualche modo vicini alla destra e fra loro, a quanto pare, in relazioni frequenti anche personali. Certo, conoscere gente e avere amici non è un reato, anzi: le pubbliche relazioni sono l’anima degli affari. Ma va anche detto che il business dei Pvq fece un proficuo balzo nel 2009. Fu nel novembre di quell’anno che una delibera di Consiglio autorizzò il Campidoglio a elevare garanzia fideiussoria sui Pvq per altri 220 milioni oltre ai 180 già garantiti in precedenza. Sul Messaggero di ieri il misterioso supertestimone faceva sapere che il funzionario preposto al controllo dei Pvq, Stefano Volpe attualmente agli arresti, si era preparato a ottenere benefici per i suoi amici proponendo di liberare almeno 10 milioni per un progetto di un residence per anziani che Dolce e Bernardini avrebbero dovuto realizzare su terreni di facile concessione.

La notizia confermerebbe quanto da noi già scritto: il fabbisogno necessario per far tirare avanti tutta la baracca dei Pvq era di 120 milioni, come avevano ipotizzato gli uffici preposti sino al 2008. Ma la delibera della manna arrivò il 17 novembre del 2009 approvata con 27 voti, minoranza compresa e due astenuti. E chi avrebbe osato votar contro un impegno del Comune che riguardava tutti i concessionari, buoni e cattivi, virtuosi e già da allora morosi? Dopo di che tutti freneticamente all’opera. Alcuni completano i lavori, altri li proseguono e altri ancora pensano di far fruttare meglio questo dono della Provvidenza capitolina. La storia trapela parzialmente solo oggi, ma le indagini della Procura risalgono almeno all’anno scorso dopo le rivelazioni dei giornali fra i quali Cinque Giorni. Scattano così, sino a pochi giorni fa, le perquisizioni a tappeto della Guardia di Finanza che indaga per truffa, ma anche per reati fiscali e forse per riciclaggio. Torniamo al club degli aficionados dei Pvq. Fabrizio Moro realizza quelli di Torraccia, Nomentana – San Basilio, ed è a buon punto con i lavori a Ponte di Nona e in attesa dell’approvazione per il progetto di Parco di Villa Veschi. Il primo vanta una superficie di quasi 215mila metri quadri, il secondo di 60mila, mentre il Pvq di Ponte di Nona si estende su 106mila metri quadri. Se tanto ci da tanto con 400 mila metri quadri occupati i finanziamenti della Bcc a Moro dovrebbero aggirarsi su alcune decine di milioni garantiti dal Comune. Un business che ha tuttavia radici lontane. Le cronache riportano che il segretario del sindaco Antonio Lucarelli, quando era imprenditore e consigliere nel Municipio V, nel 1995, fonda con i cugini Emiliano e Giampaolo la Mondo Verde sas e la società di famiglia ottiene due terreni: la Torraccia e il Nomentano-San Basilio. Alla fine degli anni Novanta, Antonio Lucarelli, impegnatissimo contro i frodi quale portavoce di Forza Nuova, lascia la Mondo Verde ai cugini che a loro volta si sfilano tra il ‘99 e il 2000. Amministratore della società diventa Silvio Fanella, l’uomo che l’inchiesta Telecom-Sparkle considera il cassiere di Gennaro Mokbel. Nella primavera del 2006 la Mondo Verde, dopo aver acquisito altre due aree (Ponte di Nona e il Parco di Villa Veschi), diventa proprietà dell’ingegner Fabrizio Moro.

Ancora nel luglio del 2008 Lucarelli cederà la sua quota della “Green Gest”, che si occupa di servizi all’interno dei Pvq, a Fabiana De Cesari probabilmente parente degli omonimi sfasciacarrozze di San Basilio. Particolare curioso: parrebbe che oggi la “Green Gest” abbia la sua sede al 354 di via Flaminia dove per coincidenza allocherebbe anche la sede dell’associazione di Isabella Rauti “Noi X Roma”. Sulla vicenda nell’autunno del 2010 il consigliere regionale del Pd Enzo Foschi solleverà il velo, presentando anche un suo esposto alla Procura. E mentre Lucarelli smentiva fatti ormai lontani, Foschi denunciava che il segretario del sindaco avrebbe partecipato ufficialmente alle audizioni su Pvq, prodigo di consigli come risulterebbe dai verbali delle riunioni alla commissione Ambiente. La storia della Mondo Verde intanto va per conto suo e nel novembre dello scorso anno Fabrizio Moro cede le sue quote della società all’imprenditore Torsani. Semplice operazione societaria o azione cautelativa di fronte all’imminenza dello scandalo sui Pvq?

(continua)  

Giuliano Longo