Ponte Milvio, il business dei box in un’area a rischio ambientale

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Nel dicembre 2008, a causa del rischio di esondazione del Tevere, nell’area di Ponte Milvio si mobilita la Protezione Civile: accorre il sindaco Alemanno e le immagini delle trincee di sacchetti di sabbia vicino al ponte romano fanno il giro delle televisioni di tutto il mondo. Un anno dopo la presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la Protezione Civile e il Presidente della Regione Lazio in qualità di Commissario delegato (per il superamento dell’emergenza per gli eventi atmosferici etc) approva il Piano generale di interventi indifferibili e stanzia le relative risorse finanziarie nelle quali è compreso l’intervento per la realizzazione del muretto di sponda di sinistra del fiume Tevere nel tratto a monte di Ponte Milvio, per un costo di 770.000 euro.

Ma i lavori del muretto, a distanza di due anni e mezzo, non sono ancora stati avviati. Sin qui una storia ordinaria di epocali ritardi amministrativi se non fosse che al Flaminio sono previsti 9 parcheggi interrati nuovi di pacca, su un chilometro quadro e per un totale di 9 interventi di complessivi 1388 posti auto, dei quali circa 1000 box pertinenziali. Se si considera che oggi i box vengono venduti tra i 75.000 e i 130.000 euro, si tratta di un business di circa 90 milioni di euro, dai ricavi assolutamente interessanti dati i tempi che corrono. Ma è a questo punto che il Coordinamento dei Comitati No PUP segnala che il Flaminio, assieme a un’area sul lato destro di Ponte Milvio, è stato inserito nella classe di rischio R3. Tanto che l’Autorità di Bacino del fiume Tevere e l’Agenzia Regionale Difesa del Suolo nel 2007 scrivono nero su bianco che non si possono fare locali interrati neanche per attrezzature. Così per gli interventi previsti in piazza Mancini e via Stern vengono interpellati più volte i due enti, che subordinano la realizzazione dei parcheggi alla “deperimetrazione”, mentre del cosiddetto “muretto di sponda” al momento non s’intravede nemmeno l’ombra. Quella del Flaminio rimane quindi un’area a rischio in attesa dell’innalzamento degli argini. La cosa curiosa è che l’Ufficio Emergenza Traffico e Mobilità chiude disinvoltamente la conferenza dei servizi per via Stern citando i pareri di Autorità di Bacino e dell’ ARDIS come “pareri favorevoli con prescrizioni” che di favorevole hanno ben poco. Dopo di che, incredibilmente, la Direttrice dell’Ufficio Speciale Emergenza Traffico e Mobilità di allora, la dottoressa Barbato, come se niente fosse, prepara l’ordinanza per via Stern da mandare alla firma del sindaco.

Insomma, la solita storia, costi quello che scosti i PUP s’hanno da fare anche perché fra un disastro e l’altro, come in via Albalonga, e fra una contestazione e l’altra, come in via Fermi, le centinaia di parcheggi promessi da Alemanno all’inizio del suo mandato si stanno riducendo a pochi parcheggi che, con in tempi che corrono, rischiano di rimanere invenduti. A meno che sopra non ci costruiscano qualcosa come previsto per i tre mercati di Chiana, Antonelli e magna Grecia.        

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