«Situazione sociale al limite del collasso»

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Parlare solo di crisi occupazionale per Roma e il Lazio è dir poco. Per una regione ultima fra quelle del centro nord e con il poco invidiabile primato di essere la prima fra quelle del Mezzogiorno, va delineandosi «una situazione sociale al limite dell’esplosione ». Così ci dice il segretario regionale della Cgil Claudio Di Berardino a due giorni dallo sciopero di quattro ore in tutta la regione indetto per venerdì. Un’iniziativa che non è solo di protesta, ma anche una prova di forza. «Organizzare uno sciopero» dice Di Berardino «non è una passeggiata di questi tempi, ma un sacrificio chiesto ai lavoratori per dare una risposta a Governo, imprenditori e istituzioni locali». Tanto più che le politiche del ministro Fornero liberalizzano solo verso l’espulsione dal processo produttivo anziché facilitarne l’ingresso e affrontare radicalmente il problema del precariato. «Gli stessi ammortizzatori sociali, cassa integrazione ordinaria e straordinaria e le tutele più in generale, risultano compromesse dalle politiche del Governo. Si pensi al caso delle aziende in fallimento la cui definitiva chiusura non garantisce nemmeno più i 4 anni di Cig ma spalanca le porte alla definitiva disoccupazione». Stridono poi i dati dichiarati dal ministero del lavoro (65.000) e dall’Inps (200.000) sui cosiddetti “esodati” che proprio lunedì hanno manifestato a Roma. La Cgil ne calcola 20.000 solo nel Lazio. Ma sono davvero impressionanti le cifre che Di Berardino snocciola implacabilmente: «In una regione dove il 95% delle imprese è al di sotto dei 15 addetti e su una popolazione attiva di 2.300.000 donne e uomini, oggi abbiamo 230.000 lavoratori iscritti alle liste di disoccupazione dei centri per l’impiego, 200.000 “scoraggiati” più o meno sommersi e 500.000 precari. Non solo ma fra coloro che sono stati espulsi dai vari comparti produttivi, ci sono circa 100.000 giovani fra i 18 e i 35 anni. La cassa integrazione straordinaria e non e la mobilità (100.000 lavoratori) stanno già ampiamente superando i livelli corrispondenti dello scorso anno. I dati Istat calcolano poi il lavoro in nero nell’ordine del 15%». Insomma, un quadro di una vera e propria emergenza sociale. Per di più il Lazio è una delle regioni più tassate d’Italia anche se la sua economia ormai langue a livelli iberici, con i suoi fallimenti a catena «che solo nella nostra regione l’anno scorso sono stati 1000 con 5000 addetti senza lavoro». Pensioni bloccate, disoccupazione, fiscalità esosa, credito impossibile, patto di stabilità che blocca tre miliardi di investimenti possibili, decadenza della qualità del lavoro indirizzano verso l’inevitabile e pressante richiesta di equità. Termine demodè anche fra le forze politiche, ma che indica un bisogno reale di giustizia sociale alla quale il sindacato, i sindacati, sono molto attenti. Eppure, ci dice Di Berardino, pur nel quadro di questa crisi sono possibili alcune proposte «per esempio sulla destinazione dei Fondi Europei che dovrebbero essere indirizzati allo sviluppo. Sull’allentamento del credit crunch che strangola soprattutto le piccole imprese. Sulla lotta all’evasione alla quale le istituzioni locali possono dare il loro contributo. Sull’allentamento del patto di stabilità che liberi investimenti per gli enti locali ». Questo implica un dialogo che con le istituzioni Regione, Provincie, Comuni. Quel tavolo inter-istituzionale – prosegue il segretario – da noi chiesto già nel 2009 e che è rimasto lettera morta, esclusi i rapporti con la Provincia di Roma pur nelle sue limitate competenze». Per questo il sindacato ha bisogno dell’interlocutore politico con il quale dialogare, ha bisogno di quella politica, oggi sotto tiro, per concertare, proporre, progettare e risolvere quando possibile. Così la Cgil va in piazza, risponde alla crisi produttiva del frusinate, ormai quasi definitiva, a quella del tessuto industriale del reatino, allo sfangamento del terziario a Roma, mentre emergono i nodi critici del distretto ceramico di Civita Castellana, del farmaceutico pontino e di Latina e tante, tante altre vertenze che in mancanza di interlocutori politici e istituzionali si riducono spesso alla sola contrattazione della Cig se non al numero dei licenziamenti. Ecco perché lo sciopero di venerdì per Di Berardino «non è una passeggiata».

Giuliano Longo