Ecco perchè ho deciso di investire su Cinque Giorni

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Gianni Alemanno non legge i giornali, quindi non è a conoscenza dei vari loschi altarini che la stampa quotidiano ha scoperto, scopre e va scoprendo da parentopoli alle truffe vere e proprie dei punti verdi dove i suoi hanno davvero esagerato. In compenso qualcuno (forse il fido segretario Lucarelli?) ogni mattina gli porta Cinque Giorni e lui regolarmente si incazza perché diciamo la verità, magari in maniera più brutale rispetto ad altri, lo ammettiamo, più popolare, ce lo concederete, ma pur sempre la verità. Cosi dopo averci querelato per una serie di articoli, ha deciso di vederci chiaro e di capire chi ‘sta dietro’ all’odiato giornale. Lui che di dietrologie se ne intende dagli anni ’80, quando i fascisti erano soliti bazzicare i servizi segreti. Ma non potendolo fare direttamente, dato il ruolo istituzionale, manda avanti qualche suo sodale. Così veniamo a scoprire dal sito della Provincia che qualche ignoto (agli elettori ovviamente) consigliere del Pdl avrebbe avanzato al consiglio di palazzo Valentini una interrogazione su Cinque Giorni, della quale conosciamo solo il titolo ma possiamo ben immaginare i contenuti denigratori.. Quale onore: ci vogliono conoscere dopo otto anni che siamo sulla piazza dei comuni della provincia e tre sui municipi di Roma. Alemanno intende frugare nelle pieghe della proprietà di questo giornale, scoprire la natura di chi ci lavora, indagare sugli oscuri obiettivi editoriali. Così abbiamo deciso di accontentare lui e i suoi accoliti facendo la cosa più inconsueta ma logica di questo mondo: intervistare il nostro editore. Quel Roberto Di Paolo da qualche mese subentrato nella proprietà di Edizioni Metropolitane, come risulta dagli atti societari e come ufficialmente comunicato ai lettori sulla prima pagina del 7 ottobre 2011 Di Paolo è un impresario dell’ intrattenimento, ben conosciuto nell’ambiente dello sport e del sociale. Notoriamente un uomo di destra. Conosce personalmente Alemanno da decenni e ne è stato uno dei supporter più attivi sino alla campagna elettorale del 2008. Normale chiedergli se fosse almeno a conoscenza della linea editoriale di questo giornale, di opposizione e popolare quando ha deciso di investirci.

«Io sono uomo di comunicazione e se decido di investire in un quotidiano che è ormai presente da un anno anche a Milano non lo faccio per beneficenza, ma perché vedo un futuro per Cinque sia nella sua edizione cartacea che elettronica».

Ma lo sa che i free press sono in crisi ed il loro posizionamento pubblicitario langue?

Quando ho deciso di entrare nell’affare, consigliato anche da amici ed esperti del mestiere, ho fatto la mia brava diligence ed ho verificato le carte e i conti. Subito dopo ho perfezionato il contratto con la concessionaria di pubblicità di Milano che voi avevate impostato. Ho razionalizzato le strutture, con qualche inevitabile taglio. Poi ho affidato alla sua direzione editoriale il compito di stare nel budget e di rinnovare il prodotto puntando sul radicamento nei territori. Sono sicuro che fra qualche anno di free press non ne resteranno molti sulla piazza. E Cinque è unico nel suo genere.

Cioè?

Cinque sa stare sui territori, starci sul serio: con la gente, le associazioni, i comitati. E' qui che nascono i bisogni, i disagi, le sofferenze. Una formula che mi è piaciuta sin da subito e guardi che io le periferie le conosco, da Malagrotta alla Pisana, dal Trullo al Laurentino. Ci sono nato, e le assicuro che i politici, tutti, non hanno idea di cosa lì bolle in pentola. Nemmeno sanno cosa passa nella teste della gente davvero in difficoltà.

Eppure la destra nelle periferie di voti ne ha presi tanti e molti hanno creduto in Alemanno…

Se è per questo in Alemanno ci ho creduto anch'io. Anzi ero convinto che la vittoria del mio amico avrebbe aperto le porte a una destra di popolo, avrebbe cambiato una città che ormai la sinistra governava per inerzia senza ascoltare, appunto, la voce della periferia…

Ma Cinque Giorni non è un giornale di destra, anzi sui valori dell’antifascismo siamo stati e saremo intransigenti.

Guardi che qui non è più un problema di etichette politiche. Qui è un problema di buon governo. Ma non vede cosa sta succedendo alla politica? Gianni Alemanno non ha fatto altro che omologarsi alla politica mangiona, anzi ci ha messo del suo portandosi dietro gente che più che a governare ha pensato ai c… suoi. E poi la destra romana oggi non è tutta con Gianni, anzi.

Non vorrà mica dare fastidio al sindaco…

Probabilmente qualcuno dei suoi, ormai pochi intimi,  lo pensa. Altrimenti perché dovrebbe incasinarsi la vita con querele e interrogazioni? Ma quello che i consiglieri non gli dicono, è che la sua carriera politica l’ha buttata a mare da solo. Vada a sentire quello che dicono i suoi camerati, vada a intervistare quelli di destra, onesti, che lui ha scaricato nelle sue innumerevoli giravolte politiche e si accorgerà che Alemanno non solo non è amato dalla gente, ma nemmeno da molti dei suoi che oggi lo blandiscono per salvare almeno la fodera della poltrona o non essere spazzati via per sempre dalla scena politica…

Ma i sondaggi non dicono la stessa cosa…

Lasci perdere i sondaggi, quelli veri lui li conosce benissimo per questo cerca una via di uscita onorevole anche prima della scadenza del suo mandato.

Non le sembra di tradire un amico?

Per carità, io faccio l’imprenditore e ora anche l’editore. Sono amico di tutti e poi se qualcuno ha tradito è proprio Gianni. Soprattutto ha tradito le aspettative dei suoi elettori. E poi da qui al 2013 la politica non sarà più quella che oggi vediamo con un certo disgusto.

Un discorso da 'antipolitica' non le pare?

L’antipolitica la alimentano gente come Gianni e i suoi intimi, la alimentano gli inciuci dell’opposizione e poi l’antipolitica e già nella testa della gente. Ma non li vede i sondaggi?

Suggerisce alternative?

La politica non e il mio mestiere e poi sono lontani i tempi delle ideologie. Io sono un uomo di destra ma non un conservatore. Sono più populista ex aennino. Ognuno ha la sua storia e poi anche lei ne ha una che con la mia non si è mai incrociata… o più probabilmente si scontra.

Eppure…

Eppure un’idea in testa ce l’ho. Se è vero che monta la protesta, e le sofferenza che questa crisi carica sul groppone della gente, il bisogno di risposte politiche e di governo c’è.  E poi in questa Roma del malessere occorre fare politica,  serve  alla  democrazia….

E allora?

Allora penso sia giunto il momento delle liste civiche e con alcuni amici ne abbiamo in mente una che escluderà rigorosamente chiunque abbia fatto anche lontanamente il mestiere della politica. Gente della società civile, dell’associazionismo, delle professioni, del lavoro. Gente che non ha mai calcato l’aula Giulio Cesare o frequentato circoli e sezioni, gente che non fa lunghi discorsi, che non elabora intrighi, che non vuole poltrone. Insomma gente che sta in mezzo a noi e intende ribaltare lo schifo e il degrado di questa citta.

Ma la lista si schiererà a destra o a sinistra?

Ci schiereremo con chi sta con la gente e ha le mani pulite…

E lei cosa farà, il capolista?

Ma nemmeno per sogno, il mio tempo della politica è trascorso. Io parlo un linguaggio che questi giovani nemmeno capiscono più. Facciamo parlare loro…

In questa danza il giornale cosa c'entra.

Io so che lei, il direttore responsabile e la redazione la pensate come me. Ma so anche che il vostro mestiere non è quello di supportare una qualsiasi lista, ma quello di informare e sentire la gente.

Da otto mesi lei è l’editore di Cinque, che bilancio fa di questa esperienza?

Ad essere sincero non mi aspettavo tanto accanimento contro il giornale da parte di Alemanno ed i suoi più intimi. In fondo non passa giorno che altri quotidiani bastonano questa giunta rivelandone i limiti, quando non le malefatte. Però non mi aspettavo nemmeno tanti attestati di solidarietà e tanti incoraggiamenti ad andare avanti da centinaia di  lettori. E con i tempi che corrono, le assicuro, non è poco.

Giuliano Longo