Il Pd: «Quel 21% non s’ha da cedere»

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Il gruppo capitolino del Pd annuncia battaglia contro la delibera per la cessione del 21% della quota azionaria del Comune di Roma in Acea. Intanto i Democratici chiedono il ritiro di quella delibera collegata all’approvazione del bilancio e già all’ordine del giorno. «Se il sindaco – annunciano – decidesse di andare avanti sulla strada di questa forzatura approvando questa delibera truffa, siamo pronti a promuovere un referendum per abrogarla».

Ad annunciare la posizione di «scontro senza possibilità di fare passi indietro», ieri in Campidoglio erano presenti il capogruppo Umberto Marroni e i consiglieri Athos De Luca, Dario Nanni, Paolo Masini, Maurizio Policastro, Antonio Stampete, Fabrizio Panecaldo, Massimiliano Valeriani, Giulio Pelonzi. Nel caso in cui la delibera sulla vendita del 21% di Acea dovesse essere approvata, oltre all’ipotesi di referendum abrogativo, il Pd ha fatto anche sapere che presenterà una pregiudiziale contro la votazione di questo provvedimento considerato illegittimo anche alla luce dei pareri tecnico legali sino a oggi raccolti. Inoltre «se la Giunta volesse andare avanti con questa forzatura, ci saranno ricorsi formali e, più in generale, il resto della consiliatura sarà segnato dallo scontro politico fino alla fine del mandato del sindaco Alemanno». Nel considerare “illegittima” la delibera sulla vendita delle quote, il Pd ha elencato una serie di ragioni per cui la Giunta dovrebbe ritirare il provvedimento. «Innanzitutto bisogna rispettare il risultato del referendum con cui l’anno scorso gli italiani hanno ribadito il loro “no” alla privatizzazione dell’acqua ». In secondo luogo, «dal 2008 a oggi il titolo di Acea è passato da 13,3 a 4,4 euro: procedere oggi alla cessione del 21% di quote vorrebbe dire svendere a prezzo di saldo la prima azienda pubblica di Roma». In più, «la delibera proposta dalla Giunta presenta vizi di legittimità non prevedendo criteri di cessione e valori di vendita e chiedendo all’aula Giulio Cesare di autorizzare oscuri patti parasociali e successive modifiche statutarie che devono invece passare per l’Assemblea capitolina ». Infine, «Alemanno vuol far credere che esiste una legislazione nazionale che impone la dismissione di azioni Acea, ma la legge sulle liberalizzazioni non obbliga tale percorso di vendita. Infatti per quel che riguarda l’azienda capitolina l’unico settore sottoposto a concorrenza è quello dell’illuminazione, asset rispetto al quale Acea ha le carte in regola per partecipare a una gara europea ». Per questo il Pd proporrà all’Assemblea capitolina una mozione per procedere a questa gara e archiviare l’ipotesi di vendita.

Intanto, il gruppo propone di rilanciare un’azienda che «dà utili al Comune e che per questo è sbagliato vendere». Tra le proposte del Pd, il miglioramento della capacità di incassare i crediti verso i clienti, la costituzione di una società pubblico-privata per il trattamento di rifiuti con capofila Acea, l’alienazione di beni con procedure di cartolarizzazione che potrebbero produrre incassi per 60 milioni, lotta agli sprechi a partire dalle consulenze (10 milioni di risparmi stimati) e adeguamento di alcune categorie di tariffe (20 milioni di incassi stimati).

 

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