Romanina, CEMENTO E NIENTE SERVIZI

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Qualche mese fa l’assessore Corsini presentava il progetto “Centralità Romanina”. Una densificazione urbanistica che già nel 2007 fu presentata dalla Immobilfin del costruttore Scarpellini. Ovviamente Corsini si soffermò sulle risorse che tale gigantesca opera avrebbe comportato per la collettività: 400 milioni di euro a fronte di un investimento privato di 2 miliardi e mezzo. L’importo dovrebbe essere ricavato dagli oneri concessori per l’urbanizzazione primaria e secondaria, il rilascio dei permessi di costruzione, il contributo per il rilascio dei permessi per gli edifici non abitativi di nuova costruzione ecc.

Ma i conti non tornano se si dovranno invece realizzare il tunnel destinato alla viabilità tangenziale di attraversamento, gli svincoli Tuscolana, Autostrada A1 e Anagnina e il metrò leggero. Due miliardi il valore delle aree contro 400 milioni di opere pubbliche. Non male considerati i tempi. Ma anche se a oggi costi e ricavi non sono prevedibili, secondo gli urbanisti rimane quale unica certezza l’aumentato cubatorio in dotazione del proprietario dell’area e i costi che dovrà sopportare il bilancio pubblico per portare infrastrutture in mezzo a questa nuova colata di cemento. Intanto i comitati di quartieri si agitano e denunciano che, rispetto al progetto risalente all’epoca di Veltroni, i metri cubi sono diventati il doppio: da un milione e cento a un milione e novecento. Il presidente del X Municipio Sandro Medici, di fronte all’onda montante della protesta, a febbraio affermava «noi avevamo pensato per l’area da edificare l’inserimento di tante funzioni nobili. Il Polo direzionale dell’economia sociale, una grande cantina sociale per il vino di Roma, per le vigne che circondano ancora la zona, e un centro culturale nelle Officine Marconi, un gioiello dell’archeologia industriale. Ma nel progetto del Campidoglio di tutto questo rimane solo il centro culturale e non si salva nemmeno il prolungamento della metropolitana da Anagnina a Romanina e Tor Vergata. Si pensa a una linea di tram per collegare i terreni, di proprietà del costruttore Sergio Scarpellini, all’Eur». Non solo, ma il Municipio proponeva una fase di “partecipazione” al piano, mediata dal dipartimento di Urbanistica della facoltà di Ingegneria. La risposta non è mai venuta. Il 3 aprile molti cittadini hanno partecipato all’assemblea voluta dalla Comunità Territoriale del Municipio X riguardo la Centralità di Romanina. “No al diluvio su Romanina” viene criticato il progetto complessivo che prevede poi la costruzione di tre torri di 64 metri e l’intensificazione dei trasporti tramite l’inserimento di una metropolitana leggera che comunque avrà un costo rilevante. Che sono poi due modi diversi di vedere le cose perché Medici contesta i contenuti del progetto, mentre i comitati il raddoppio della cubatura.

A oggi contro il progetto di Scarpellini sono sul piede di guerra numerose associazioni e comitati fra i quali “Cinecittà Bene comune”, Legambiente, Italia Nostra di Roma e Castelli romani, Comitato cittadino Nopup, Coordinamento associazioni Centro storico, Comitati di quartiere IV Municipio, Rete romana Mutuo soccorso, Cittadinanzattiva Lazio onlus, Spi- Cgil X Lega. I quali sostengono che sia stata distrutta la “Centralità” prevista dal PRG trasformata in un grande regalo alla rendita fondiaria e speculativa. Se poi si considera che questa densificazione viene a espandersi oltre il GRA con la prospettiva di 40.000 nuovi residenti, risulta evidente che è in gioco “la realizzazione di una compatta stratificazione cementificatoria del territorio del Municipio fino ai castelli Romani; senza soluzione di continuità”. Altro che centralità.

Giuliano Longo

 

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