LA GUERRA A CINQUE GIORNI

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C'è da restare a bocca aperta di fronte all'attacco cui è soggetto il nostro quotidiano Cinque Giorni e se fossimo paranoici potremmo sospettare la tessitura di una perversa trama per farlo sparire. Una convinzione però l'abbiamo maturata: che l'intimidazione sia il metodo usuale di chi finge il fair play politico in doppio petto ma geneticamente e culturalmente è ostile alla verità.

Stiamo ai fatti. Nel dicembre dello scorso anno il nostro giornale viene accusato di antisemitismo semplicemente per aver reso noti i buoni rapporti tra la Comunità Ebraica e il sindaco Alemanno (il quale di lontani trascorsi antisemiti se ne intende) culminati nella nomina della dottoressa Ester Mieli a capo ufficio stampa del Campidoglio. Un'accusa, quella mossa nei nostri confronti, risibile, cui diede credito (chissà mai perché) il sobrio "Libero" di Maurizio Belpietro. Un paio di mesi dopo, con un tempismo degno di ben altri scopi di governo e amministrativi, parte una fantasiosa querela del sindaco (quale onore) per ben sette articoli ritenuti diffamatori. Contemporaneamente alcuni consiglieri provinciali di area augelliana, dalla quale proviene pure la vicesindaco Sveva Belviso, presentano al Consiglio di Palazzo Valentini una ridicola interrogazione sulla pubblicità che la Provincia ha concesso a questo giornale (come ha d'altronde ha fatto con altri), sbagliando clamorosamente cifre e dati. E ieri il contenuto dell'interrogazione provinciale (compresi i dati sbagliati) è finita addirittura su Panorama, che ha dedicato alla vicenda un pezzo (scritto male, valutazione puramente stilistica) a pagina intera. Proprio nel giorno in cui in redazione arriva una lettera in cui si promettono pallottole al sottoscritto con un linguaggio che ricorda gli anni di piombo o la malavita di borgata. L'accusa? Aver seguito con grande scrupolo, documentazione e aggiornamenti tutta la vicenda, talora dagli aspetti oscuri, dei punti verdi qualità, come andiamo facendo da quasi due anni. Il coinvolgimento del consigliere circoscrizionale Massimo Inches, che solo da pochi giorni ha parlato di irregolarità per alcuni PVQ, appare del tutto fuorviante e forse studiato a tavolino. Minacce malavitose che anche in Calabria vengono usate parsimoniosamente.

Qualcuno ha paura, ma non di noi; piuttosto degli scenari che uno scandalo locale e limitato sui PVQ potrebbe aprire. Ma chi? Una cosa è certa: la guerra scatenata nel giro di pochi mesi nei nostri confronti ha generali soltanto a destra (anche se con la sinistra non siamo mai stati teneri), area politica alla quale appartengono personaggi coinvolti nella vicenda Pvq, senza nulla togliere al coinvolgimento della sinistra in una vicenda che potrebbe costare cara al contribuente. Per stare tranquilli non dovremmo più parlare dello scandalo dei PVQ. E già che ci siamo potremmo far calare anche il silenzio sui costosi residence per i poveri disgraziati, sui PUP e le delibere contestate, sulle opere promesse che non verranno mai realizzate, sulla cementificazione di Roma, sugli sprechi, su parentopoli, sul degrado che ogni giorno documentiamo nella Città Eterna. Dovremmo inneggiare solo al regime e ai potenti di turno così che questo giornale. Non accadrà. Lo sappia Alemanno, lo sappia Panorama, lo sappiano gli aspiranti pistoleri.

Giuliano Longo