«Il bilancio? Fallimento del sindaco»

0
34

Sarà lunga, molto lunga, la discussione sul bilancio della capitale, con 20.000 emendamenti e una marea di documenti da dover approvare, dei quali, dice il capogruppo del Pd Umberto Marroni, va ancora deciso l'ordine di importanza. Ma per Marroni questo è il meno, fa parte di una dura battaglia politica in corso.

Il vero problema di questo bilancio è che si vuole metter mano a importanti operazioni di struttura quasi a ridosso delle elezioni mentre il fallimento di questa Amministrazione è ampiamente certificato. «Prenda ad esempio la questione della holding che dovrebbe raggruppare e verticalizzare la gestione delle società capitoline. Da quanto dice l'assessore al bilancio Carmine Lamanda, l'operazione non dovrebbe costare più di due milioni di euro e dovrebbe portare a risparmi milionari già dal prossimo anno ma a parte le affermazioni dell'assessore non è stato ancora fornito un prospetto, un documento che dimostri questi assunti». E allora perché tanta fretta? Per il capogruppo del Pd è ormai evidente che abbiamo a che fare con una operazione pura e semplice di potere che di fatto esautora il Consiglio di Roma Capitale dal controllo delle società e proietta i propri effetti negli anni a venire. Quindi ferma opposizione a questo disegno così come per la cessione delle quote Acea ai privati. «Che senso ha – prosegue – cedere le quote di una società che vale tre miliardi e mezzo e rende al minimo per il Comune 20 milioni l'anno, per soli 200 milioni sull'unghia? Quali sono poi gli interessi privati che si intenderebbe favorire? Infine non va superficialmente ed autoritariamente rimosso l'aspetto dei referendum e di una volontà popolare già espressa contro le privatizzazioni che pesa come un macigno sulle decisioni che Alemanno intenderebbe prendere con urgenza. E poi, nonostante le discussioni in corso anche nel Pd, io rimango convinto che le società pubbliche debbano rimanere tali anche perché non è proprio detto che i privati riescano a far di meglio, guardi il caso Parmalat o quello di Acqualatina». Fra le società pubbliche c'è ovviamente anche Atac, che secondo Marroni è stata salvata dall'intervento del Pd quando è stato il momento di metter mano ai vertici dell'azienda. «I frutti già si vedono perché nonostante i guasti di 'parentopoli' e in appena sei mesi dalle nomine, l'azienda è riuscita a risparmiare 50 milioni anche se il processo di risanamento vero e proprio è ancora all'inizio».

Ma torniamo alla battaglia sul bilancio. «Veda, questo ultimo bilancio di Alemanno è la certificazione del suo fallimento, ma soprattutto dell'incapacità di gestire la complessa macchina amministrativa. Lo dimostra il calo delle entrate, dalle multe ai condoni, e l'aumento della pressione fiscale. Non solo per l'IMU che nella capitale risulta di un punto superiore alla media nazionale, ma anche per la Tari, la tassa sui rifiuti, senza che agli aumenti già intervenuti ed a quelli previsti, corrisponda un progetto credibile per la raccolta differenziata o anche un visibile miglioramento del servizio ». Ma a questa pressione impositiva non corrisponde una minima strategia per lo sviluppo. «L'urbanistica – dice Marroni – è sempre stata il motore dello sviluppo, ma qui a Roma abbiamo ancora un miliardo e 200 milioni bloccati per la 167 e l'edilizia popolare proprio per l'incapacità di procedere e di decidere di questa giunta. Pensi inoltre che su 29 piani di zona solo 5 o 6 sono andati in porto dopo quattro anni. Tutto il resto, fra cui le delibere urbanistiche in approvazione, rappresentano solo una sorta di assestamento e di normale routine spesso rispetto a scelte effettuate dalle passate amministrazioni».

Marroni, a proposito di metropolitane, non pare tanto convinto che il project financing funzioni gran che «tant'è vero che a questo scopo abbiamo fatto si che nel decreto per Roma Capitale venga prevista la partecipazione e l'accesso diretto ai fondi Cipe», che poi significa l'impegno diretto del Governo. Di fronte alle critiche al modo di gestire l'opposizione 'morbida' da parte del gruppo consiliare Pd, critiche alle quali non si è sottratto nemmeno "Cinque Giorni", Marroni rivendica che è stata proprio questa politica ad evitare danni e guasti maggiori all'Amministrazione e alla città. «Certo – prosegue – chi verrà dopo questi cinque anni di governo della destra si troverà di fronte ad una eredità pesante», ed ecco perché il gruppo consiliare del Pd si batterà perché «non passino operazioni di potere last minute». Facciamo osservare a Marroni che la campagna elettorale di Alemanno è già cominciata l'anno scorso con gli Stati Generali di Roma e che comunque si tratterà di una campagna elettorale aspra. «Certamente al sindaco i fondi non mancano e non mancheranno. Pensi che il solo gabinetto del sindaco dispone di 36 milioni. Ma il 13 giugno il Pd comincerà ad elaborare la propria piattaforma politica alternativa proprio per non ridursi al solito programma elettorale dell'ultimo momento. Ma d'altra parte il clientelismo di questa Amministrazione segnata da scandali ripetuti è sotto gli occhi dei cittadini romani». Tocca vedere se Alemanno, che le campagne elettorali aggressive le sa davvero fare, si sia già acconciato al ruolo del perdente. E questo lo diciamo noi.

Giuliano Longo