«Malata sfrattata dal S. Alessio»

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Continuano gli sfratti da parte del S. Alessio – Margherita di Savoia per ciechi, una istituzione di Pubblica Assistenza e Beneficenza (IPAB) ma che per Nicola Galloro (Pd), consigliere delegato alla casa della Provincia di Roma, continua invece ad aumentare i canoni e a mettere gli inquilini in condizioni di non poter più pagare o rinnovare gli esosi contratti di locazione.

Galloro denuncia il caso della signora Marina, malata oncologica che vive sola, assistita dai servizi sociali, e che verrà cacciata dal suo appartamento di Via Giovanni Branca a Testaccio perché non più in grado di far fronte all’aumento dell’affitto. Anche se lo stabile è semiabbandonato, in degrado, con tre appartamenti sfitti di cui uno da ben quattro anni. Per Galloro è chiaro che questi aumenti non tengono neppure conto dello stato di manutenzione delle abitazioni. L’Istituto, da tempo commissariato, non avrebbe voluto fare accordi con i sindacati, quindi non esistono canoni concordati, mentre le richieste di aumento continuano ad arrivare senza tener alcun conto della situazione del mercato.

Il consigliere provinciale del Pd sottolinea anche che questi "contratti capestro", gli sfratti a malati e a famiglie in difficoltà economiche, le lettere minacciose di avvocati, non si conciliano con la missione di un’istituzione pubblica di assistenza e beneficenza. Nel giro di poche ore arriva la risposta del commissario del sant'Alessio Donato Robilotta il quale chiarisce che il servizio ai disagiati o i canoni di locazione a prezzi calmierati non rientrano nelle finalità dell' Ente, ma riguardano il Comune di Roma. E dopo aver illustrato le disastrose condizioni nelle quali ha trovato l'IPAB del quale è commissario precisa che la Sig.ra Marina Coletti abita in un appartamento dell’Ente di 60 mq, situato in una zona di pregio, con un contratto stipulato nel 2006 dalle precedenti amministrazioni, che scadrà nel 2014 e con un canone mensile d’affitto tutt’altro che oneroso, di 720 euro.

La Sig.ra Coletti non paga da ben 6 anni e ha un debito con l’Ipab di oltre 50.000 euro. Si tratta quindi di una situazione insostenibile per l’Ente. E aggiunge: «Il mio compito è quello di salvaguardare i non vedenti e di trovare risorse, attraverso il patrimonio, per offrire servizi maggiori e migliori. Con il nuovo regolamento degli affitti andrò avanti su questa strada senza guardare in faccia a nessuno».