L\’intervista , Croppi: \”VI SPIEGO IL DECLINO DEL SINDACO ALEMANNO

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Umberto Croppi non è un intellettuale ascrivibile tout court ad un’area politica e tanto meno partitica. Le sue radici stanno certamente a destra, in quella destra movimentista, colta e vagamente futurista che tuttavia a Roma, eccetto lui, non ha espresso grandi personalità. Ripescato da Gianni Alemanno prima del 2008, dopo la sua carriera politica nell’MSI e una successiva breve esperienza ambientalista, diviene assieme a Rampelli e Augello uno degli artefici di quella campagna elettorale che portò alla vittoria di Alemanno. Attualmente è direttore della Fondazione Valori Italia e si appresta a organizzare una grande mostra sulla moda e il design del made in Italy al Palazzo della Civiltà Romana.

Alemanno al potere lo promuove ad assessore alla Cultura, rimuovendolo però dall’incarico nel gennaio 2011 con il successivo primo rimpasto di Giunta. Lo abbiamo incontrato in modo un po’ naif, seduti al tavolino di un bar del centro e ci è venuto spontaneo chiedergli se avesse rimpianti per quella prestigiosa esperienza. «In effetti – ha detto – ho alcuni rimpianti che non riguardano affatto il privilegio della carica politica, ma l’impossibilità di completare quanto avevo in mente e quanto stavo realizzando. In fondo la mia idea era semplice: rafforzare e coordinare l’immensa offerta culturale e museale di Roma con un grande polo dell’arte moderna che doveva essere solo il tassello di un grande lavoro di integrazione della cultura. Una cultura che vivesse nella città dai trasporti, all’urbanistica, alla comunicazione.

Sempre agendo con buon senso senza ricercare il plauso e i voti a tutti i costi ». L’esempio che ci porta è significativo: «Prenda la circolare, la vecchia linea tranviaria oggi dal percorso qua e là interrotto. Ebbene, quel tram dal Mattatoio collega la Piramide, l’Università, Il Maxxi, Valle Giulia e il Museo di arte Moderna passando nelle vicinanze dell’Auditorium e tanto altro. Poteva divenire il tram delle Arti, un progetto di soli 100.000 euro». Anche se Croppi ammette che molte cose da lui inaugurate risalivano alle precedenti amministrazioni.

Il problema era che si erano creati diversi centri sparsi. Tante case: del Cinema, del Jazz, della musica, delle regioni, tutte diverse l’una dalle altre nella gestione, senza un coordinamento dell’offerta e delle strutture. «Anche sul piano dell’internazionalizzazione, della promozione internazionale della cultura capitolina, i miei predecessori, che conosco e stimo, non sono riusciti a “vendere” il prodotto Roma come ad esempio ha fatto Barcellona che dispone di un numero infinitamente minore di strutture, ma ha creato un vero e proprio “know how” nella promozione della cultura catalana. Così, oggi, in qualche modo la cultura di questa città si è richiusa, rattrappita in se stessa. Ne sia esempio – prosegue Croppi – quanto sta accadendo per il Festival del Cinema per il quale la scelta di Muller, che dovrebbe essere il direttore della selezione dei film, si è trasformata in una lotta per le competenze e i ruoli, mortificando il presidente della rassegna. Bastava rispettare le regole – afferma Croppi -e si sarebbero evitati i conflitti, quale quello con la Provincia». Assessore per caso? «Guardi, io conoscevo molto bene il mondo della cultura, delle arti e della comunicazione da molto prima della mia nomina e conoscevo la complessità della macchina comunale.

Inizialmente Alemanno, che aveva ottenuto un grande consenso, aveva intenzione di uscire dalle logiche spartitorie della politica scegliendo anche voci fuori dal coro quale la mia, ma poi non è stato così. A metà mandato, dopo l’esplosione del bubbone parentopoli, fui io stesso a suggerire ad Alemanno di sciogliere la giunta. In quel momento si poteva ancora reagire allo scandalo cambiando radicalmente il personale politico e proponendo nuove personalità. Tanto che, sino a mezz’ora prima delle successive nomine, ero convinto che Gianni avrebbe percorso questa strada anche superando le minacce di crisi di Governo del vicesindaco Cutrufo. Ma evidentemente Alemanno ha ceduto alle logiche della politica spartitoria per garantirsi il consenso dei gruppi parlamentari, della lobby che avrebbero dovuto sostenere la legge per Roma Capitale e le sue ricadute finanziarie. Ne uscì una lista di assessori completamente diversa da quella sulla quale insieme avevamo lavorato.

E guardi che non fu il successivo avvicinamento a Fini che portò alla mia esclusione. Anzi, Gianni giudicò quell’avvicinamento addirittura una fortuna. A determinare la mia esclusione fu la sua assoluta mancanza di coraggio». Da allora quel potere del quale il sindaco disponeva è andato logorando sino «al suo attuale declino». Senza il cambio del personale politico e scelte coraggiose per Croppi «Alemanno punta oggi a una politica di immagine indicata da LuigiCrespi (suo spin dottor ndr),

fondata sul suo attivismopersonale. Farsi vedere dappertutto anche con il casco e la pala in mano, non importa, anche a costo di apparire ridicolo. Ma senza un solo vero progetto in cantiere e con tutti i problemi della città irrisolti». Eppure il sindaco si va circondando anche da una rete di associazioni, ma per l’ex assessore Alemanno dimentica che «parentopoli è frutto di un sistema che vigeva anche prima, ma che lui non è riuscito a rompere, anzi è dilagato». Insomma se in campagna va bene il presenzialismo «bisogna arrivarci con “le opere” e queste mancano». «Gianni – prosegue Croppi

– lo conosco da 30 anni, anche come persona generosa e combattiva. Lui, dai cittadini romani che volevano il cambiamento, aveva ottenuto un mandato “radicale” per cambiare i metodi della gestione politica e amministrativa e qui ha fallito». Questa amministrazione si presenterà così all’elettorato senza niente in mano dal punto vista progettuale e senza che Alemanno si sia liberato «dai costanti ricatti delle varie fazioni politiche anche in aula Giulio Cesare e dell’influenza dei gruppi di potere ». «Quale misura radicale il sindaco, che ne ha i poteri, poteva azzerare tutti i cda delle 11 municipalizzate in house che sono il luogo di elezione per la spartizione delle poltrone. Ma avrebbe potuto fare molto di più per cambiare un sistema che disamora dalla politica». Ma questo è il passato. Per il futuro Croppi è disponibile a rientrare attivamente in politica? «In verità non ho nessuna frenesia in tal senso, eppure voglio far pesare il consenso che sento attorno a me, con o senza cariche ». Anche se l’offerta gli provenisse da sinistra? «Purché al di fuori dalle vecchie logiche e per il cambiamento radicale dei metodi di gestione del potere». In attesa di sviluppi, Croppi con il radicale Staderini e il verde Bonelli è fra i promotori dei referendum popolari che coinvolgeranno diversi aspetti del nostro vivere quotidiano. Sull’esempio del Pisapia prima delle comunali dello scorso anno? «Si, proprio come a Milano». Giuliano Longo